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Beck

Morning Phase
Capitol
Torna Beck Hansen con un album pacato e malinconico, tra folk-rock e aromi psichedelici
Di Roberto Vivaldelli
04 Febbraio 2014
“Per un periodo ero così preoccupato di altre cose, non ero sicuro di realizzare un nuovo disco”. Nonostante questa recentissima dichiarazione, non sembra un artista confuso e sconclusionato quello che si ascolta in Morning Phase, nuova attesissima fatica discografica del californiano Beck Hansen, in uscita per la Capitol. Sono passati sei anni da Modern Guilt e dalla fine del contratto con la Interscope, lasso di tempo in cui il nostro si è dedicato all’attività di produttore, alla collaborazione con compositori del calibro di Philip Glass e all’innovativo progetto Song Reader, libro di partiture con venti brani composti dallo stesso Beck, atto a far sbizzarrire i fan nelle più svariate interpretazioni.

Per questo nuovo e atteso album in studio Beck parla - a giusta ragione - di influenze come Nick Drake e Bert Jansch: lo stravagante eclettismo di “collage” sonori ironico che lo ha reso famoso, fa spazio a un songwriting più lineare e “tradizionale”, accumulabile a lavori passati come Mutations (Geffen/DGC/Bong Load, 1998) e, anzitutto, Sea Change (Geffen/Universal, 2002). Anticipato dal singolo Blue Moon, Morning Phase si presenta come una raccolta di tredici ballate dolcemente malinconiche, nel segno di un ibrido country-folk rock sognante, quiete e pacato nella forma e dai vaghi aromi psichedelici.

L’idea alla base di questo nuovo lavoro nasce nel 2005 a Nashville. Alcune delle canzoni vengono concepite in quell’occasione, ma rimangono segrete per anni. Bisogna aspettare il 2012 prima che Beck torni a lavorare al progetto, componendo nello stesso periodo Blackbird Chain e Country Down. All’inizio del 2013 l’artista scrive in tre giorni il resto dell’album nella sua casa di Los Angeles, in compagnia di Justin Meldal-Johnsen, Joey Waronker, Roger Joseph Manning Jr e Smokey Hormel. Sono gli stessi musicisti di Sea Change, a testimonianza del legame diretto tra questi due lavori, ai quali si aggiunge il contributo del compositore David Campbell – padre dell’artista – che aveva già collaborato proprio in occasione dell’album uscito nel 2002.  

Stavolta però non si parla di relazioni amorose finite male: quello che caratterizza Morning Phase è un’aura di beatitudine sprigionata dal profondo dell’inconscio e da una sensazione di insospettabile ottimismo. Il Beck del 2014 è fautore di immagini intriganti, songwriter di spessore e autore di serie A. Morning, Heart Is A Drum e Say Goodbye ad esempio dimostrano questa grande capacità di rinvigorire la “tradizione” (Nick Drake, Neil Young) rivestendola di una personale interpretazione e sensibilità. E se le torbide orchestrazioni di Wave e Unforgiven sono più vicine alla musica contemporanea dell’amico Philip Glass, Country Down riporta alla mente proprio il “The Loner” canadese e il suo capolavoro Harvest, con tanto di Pedal Steel ad accompagnare la luminosa melodia. Nella tavolozza di colori dipinta da Beck David Campbell c’è un mare di vocalizzi e cori lontani, fingerpicking di chitarra e pianoforti incantati, arrangiamenti carichi di tensione e colori autunnali. Lo si sente nella splendida Don’t Let It Go o nel country-rock “barocco” della già citata Blackbird Chain.

Morning Phase è un album ermetico, che pian piano si schiude e rapisce con le sue atmosfere ricche di suggestioni e fascino, un ritorno in grande spolvero per il folletto di Los Angeles. E i fan dell’imprevedibile Mr. Hansen possono gioire, dato che il 2014 potrebbe portare alla luce un ulteriore album di inediti…