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Bob Dylan

The Best of The Cutting Edge 1965-1966: The Bootleg Series, Vol. 12
Columbia/Legacy
Un nuovo imperdibile capitolo della Bootleg Series per ricostruire uno dei momenti forse più creativi e prolifici dell'intera carriera del menestrello di Duluth
di Roberto Caselli
16 Novembre 2015
La Bootleg Series fa tappa al numero dodici e si sofferma probabilmente sul momento dylaniano più creativo e prolifico della sua intera carriera.
Nei quindici mesi che intercorrono tra il gennaio 1965 e il marzo 1966, Bob Dylan registra tre autentici capolavori come Bringing It All Back Home, Highway 61 Revisited e Blonde On Blonde (il primo album doppio della storia del rock). È la cosiddetta trilogia elettrica che raggiunge un livello di lirismo e di poesia visionaria di rara potenza, fino ad allora mai accompagnata da musica rock. La sua produzione in quel periodo non conosce soste e avrebbe addirittura per le mani materiale sufficiente per riempire un altro album, ma per non inflazionare il mercato preferisce tenere alcune canzoni in sospeso perché, si sa, Bob quando non è completamente convinto di quel che ha scritto, preferisce lasciare scorrere del tempo. È stato così per Mr. Tambourine Man e Gates Of Eden che erano già pronte per Another Side oF Bob Dylan del 1964, ma che ha dilazionato per rivederle e poi stupirci una volta inserite in Bringing It All Back Home dell'anno dopo.
 
Tutto cominciò quando Dylan, intrigato dal suono dei Beatles, che aveva conosciuto nell'agosto del 1964, cominciò a sperimentare un suono elettrico in compagnia del suo produttore Tom Wilson. La prima seduta di registrazione che avrebbe poi portato a Bringing It All Back Home fu però conclusa in chiave esclusivamente acustica. Furono incise dieci canzoni, ma sarebbero state quasi tutte scartate: nessuna di quelle registrazioni sarebbe finita sul disco e solo tre sarebbero state pubblicate successivamente in album differenti, I'll Keep It With Mine su Biograph (1985), Farewell Angelina e una versione acustica di Subterranean Homesick Blues nella Bootleg Series Vol. 1-3.
Il giorno successivo Dylan si presentò in studio con una band elettrica in cui spiccavano i chitarristi Bruce Langhorne, Kenneth Rankin e Al Gorgoni; i bassisti William Lee e Joseph Macho; il batterista Bobby Gregg e il pianista Paul Griffin. Con essi registrò sei dei sette brani che sarebbero andati a costituire la facciata elettrica di Bringing It All Back Home (Love Minus Zero/No Limit, Subterranean Homesick Blues, Outlaw Blues, She Belongs To Me, e Bob Dylan's 115th Dream). Maggie's Farm sarebbe stata approntata il giorno dopo insieme ai pezzi acustici Mr. Tambourine Man, Gates Of Eden, It's Allright, Ma (I'm Only Bleeding) e It's All Over Now, Baby Blue (che secondo alcuni nel titolo nasconde l'addio della sua fase acustica).
Di fatto ci fu anche una session serale intermedia a cui parteciparono John Sebastian e John Hammond Jr., ma Dylan non trovò in essa niente di particolarmente interessante e escluse tutto. Nulla di quelle session però è andato perduto e ora, in questo The Cutting Edge, ogni prova viene recuperata  e pubblicata. Ma non è tutto perché il Vol. 12 Bootleg Series si impadronisce anche di tutto quello che fu scartato, rifatto e riarrangiato nei due dischi successivi.
La prima session di Highway 61 Revisited si tenne il 15 giugno del 1965 con il chitarrista Mike Bloomfield della Paul Butterfield Blues Band a dare un tocco blues a tre canzoni come It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry, Sitting On A Barbed Wire Fence (un brano scritto per il disco precedente, ma poi accantonato) e Like A Rolling Stone, ispirato da un brano già scritto sul suo nascente romanzo Tarantula. Insieme a Bloomfield furono chiamati il bassista Russ Savakus, il batterista Bobby Gregg e il pianista Frank Owens, a cui si aggiunse in veste di chitarrista anche un giovane Al Kooper. Nessuno di questi brani sarebbe finito sul disco, ma furono importanti per entrare nel mood di quello che sarebbe stato il nuovo disco. Le cose andarono meglio il giorno successivo perché finalmente si registrò la versione definitiva di Like a Rolling Stone con al Kooper convertito all'organo, anche se Dylan prima di convincersi impose quindici ripetizioni. Prima di proseguire con le registrazioni Dylan si ritirò per un mese a scrivere nuove canzoni e quando finalmente si sentì sicuro furono messe su nastro le versioni definitive di Tombstone Blues, It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry e Positively 4th Street (quest'ultima sarebbe però finita solo su un singolo). Nei giorni successivi vennero definite anche le sei canzoni mancanti, compresa Desolation Row per cui fu chiamato da Nashville il chitarrista Charlie McCoy. Anche per questo album alcune canzoni vennero provate e poi scartate come Can You Please Crawl Out Your Window? che uscì come singolo per essere poi, successivamente, recuperata in Biograph.
Per Blonde On Blonde, Dylan cominciò a provare nell'ottobre del 1965 insieme a una band con cui aveva già fatto un paio di concerti: The Hawks che ben presto si sarebbe trasformata in The Band. I primi due pezzi abbordati furono Can You Please Crawl Out Your Window? e I Wanna Be Your Lover che però furono subito scartati. Fu poi la volta di un brano complesso che sarebbe dovuto durare più di dieci minuti e che si doveva chiamare Freeze Out (poi trasformato in Visions Of Johanna), ma anche in questo caso Dylan non fu soddisfatto, nonostante la presenza in studio di musicisti aggiunti come i già noti Al Kooper, Bruce Langhorne e Paul Griffin.
Si arrivò a dieci sedute senza combinare niente di buono: Dylan pensò che The Hawks non fossero adatti a quelle incisioni per cui richiamò in studio i musicisti che lo accompagnarono in Bringing It All Back Home, ma anche quel cambiamento sortì pochi frutti: furono finite solo Leopard-Skin Pill-Box Hat, One Of Us Must Know e She's Your Lover Now di cui solo le prime due verranno tenute buone. Fu necessario il cambio di location discografica perché le cose si muovessero. Dylan abbandonò New York per Nashville e come per incanto, in meno di un mese, il disco si materializzò. Naturalmente le prove furono molte e furono necessarie molte versioni prima di arrivare a quella giusta, ma anche in questo caso nulla andò perduto.
 
The Best of The Cutting Edge, con i suoi due cd, recupera molto e propone qualcosa come 36 tracce di cui 34 inedite. Si possono così ascoltare outtakes, alternative takes, provini e autentici inediti che danno un'idea precisa del contesto in cui Dylan ha lavorato in quei magici quindici mesi. Per i collezionisti più incalliti la Legacy ha poi addirittura previsto che il Vol.12 della Bootleg Series potesse dilatarsi fino a 6 cd nella sua versione deluxe e in questo caso si può ascoltare tutto, ma proprio tutto, quello che è uscito dalla testa di Dylan e compagni nel corso di quelle registrazioni. In entrambi i casi è allegato uno splendido booklet che ci racconta questa meravigliosa storia con immagini e testi. Imperdibile.