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David Bowie

★ (Blackstar)
Sony Music
L'ultimo ritorno del Duca Bianco...
di Leonardo Follieri
11 Gennaio 2016
★ (Blackstar): il ritorno di David Bowie con un capolavoro che sembrava di difficile collocazione.
Già.
Sembrava...
Perché invece, se ascoltato oggi, il giorno dopo la morte dello stesso Duca Bianco, assume un significato inaspettato e per questo motivo appare ancor più sorprendente.
Dopo diversi ascolti sembrava infatti di poter definire in un certo modo il ritorno sbalorditivo di David Bowie. Un ritorno stavolta annunciato e già anticipato da due video, Blackstar e Lazarus. E inoltre tra i titoli dei brani se ne leggevano due di pezzi già pubblicati nel Greatest Hits Nothing Has Changed del 2014, 'Tis a Pity She Was a Whore e Sue (Or In a Season of Crime), sebbene qui siano proposti entrambi in una versione differente.
 
Sta di fatto comunque che un nuovo album di Bowie è sempre una notizia rilevante, così come lo era il fatto di pubblicarlo l'8 gennaio, giorno del suo 69esimo compleanno. Ma era impensabile che tale ritorno costituisse anche il suo lascito artistico. Eppure...
 
★ (Blackstar) è un album più concentrato e "necessario" rispetto al penultimo di inediti The Next Day, ma è anche un lavoro molto più sperimentale.
Il Duca Bianco è stato affiancato durante la realizzazione della sua ultima fatica discografica dallo storico produttore Tony Visconti, dalle percussioni di James Murphy degli LCD Soundsystem in due pezzi e soprattutto da quattro musicisti jazz da lui scoperti in un club di New York e successivamente convocati in studio di registrazione "per fare rock". Ma è difficile catalogare come jazz o come rock questo disco, perché l'unica collocazione possibile è una sola, ora più che mai: ★ (Blackstar) è un disco bowiano. L'artista infatti se n'è andato rimanendo fedele a se stesso, alla continua ricerca di nuove sonorità e in perenne mutamento.
 
I dieci minuti di Blackstar sono inizialmente elettronici e a tratti inquietanti, ma disvelano una parte successiva più pop in cui appaiono allo stesso tempo inevitabili (col senno di poi) alcuni riferimenti alla morte. Il brano è stato utilizzato per i titoli di testa di The Last Panthers, serie tv in onda su Sky Atlantic.
'Tis a Pity She Was a Whore mette in risalto un Bowie che con la sua voce prova a tranquillizzare un sax esasperato e si pone in contrasto rispetto alla potenza della versione precedente, che qui sembra essere stata "spostata" all'interno dell'altro brano riproposto, Sue (Or In a Season of Crime).
L'album è caratterizzato anche dalla sofferenza, dal dolore, dalla morte e dalla resurrezione (anche nel video) di Lazarus, pezzo magnetico che dà pure il titolo al musical di Broadway, sequel teatrale de L'uomo che cadde sulla terra (romanzo di fantascienza di Walter Tevis, diventato un film nel 1976 con David Bowie nel ruolo di protagonista).
È intenso al punto giusto un brano come Girl Loves Me, mentre il Duca Bianco nella versione crooner (che qui ancora mancava) si manifesta in una maniera già divenuta leggendaria nelle conclusive Dollar Days e I Can't Give Everything Away.
 
Pop, rock, jazz, funk, R&B, elettronica... un'urgenza e una varietà raccolte e in continuo divenire in questo testamento musicale di David Bowie.
Il Duca Bianco, in altri termini, non se n'è andato all'improvviso lasciando il ricordo della sua lunga carriera piena di trasformazioni, ma alimentando continue discussioni positive rispetto al suo ultimo mutamento.
Perché quello di ★ (Blackstar) è un Bowie che rilegge e attualizza Bowie.
Perché Bowie è sempre attuale e originale ed egli stesso ne ha voluto dare dimostrazione, spiazzando tutti... di nuovo, ma (purtroppo) per l'ultima volta...
 
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