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Fiona Apple

Fetch The Bolt Cutters
Epic Records
Un disco nato in casa e pubblicato durante il periodo della quarantena. Fiona Apple è finalmente libera
di Jessica Testa
18 Aprile 2020
Fiona Apple è chiusa in casa - come il resto del mondo d’altra parte - ed è il luogo dove ama stare di più. La sua zona di comfort; come racconta lei stessa, la sua casa è viva, ed è il luogo che l’ha accolta e abbracciata quando lei e la sua vecchia cagnetta Janet avevano bisogno di un posto in cui stare. Questa quarantena forzata, dunque, non è molto diversa dagli ultimi anni, se non per il fatto che prima il suo restare chiusa in casa per la maggior parte del tempo era una scelta.
 
Fetch The Bolt Cutters arriva dopo The Idler Wheel... del 2012, e nasce proprio nella sua casa di Venice Beach, al punto che quest’ultima, con i muri che diventano percussioni e i pavimenti calpestati a tempo, è parte integrante della musica che ha contribuito a creare. Alcune tracce di questo disco sembrano sperimentazioni casalinghe di voci e suoni, una confessione a se stessa, libera e arrabbiata, che la Apple elabora nella sicurezza della solitudine delle quattro mura di casa, ma che è finalmente pronta a condividere con chi la aspetta fuori dalla porta.
Le opinioni su questo nuovo lavoro sono molte e discordanti, come spesso accade quando ci si trova di fronte all’opera di un'artista dalla personalità eclettica, incostante e multiforme come quella di Fiona Apple. Il classico “disco della maturità”? Riduttivo. Il disco della “consapevolezza”, molto probabilmente sì. Le tredici tracce di Fetch The Bolt Cutters sono la voglia - e in alcuni casi la necessità - della cantautrice di essere ascoltata, una scatola chiusa piena di cose non dette, dette a metà o solo pensate, che Fiona Apple apre con le tenaglie lasciando uscire tutto, una buona volta: “Prendi il tuo arnese della liberazione”, dice a se stessa, “ e liberati”. Non è forse un caso, dunque, che la prima canzone scritta per questo disco, I Want You To Love Me, sia nata dopo una seduta di meditazione durata sei giorni: un forte e costante mal di testa che improvvisamente la abbandona, si materializza e diventa la pulsazione iniziale del brano. Un battito ostinato che esce dalla sua testa e diventa un disco intero.
Una liberazione totale, a partire dal titolo che viene da un episodio della serie Netflix The Fall, una scena in cui la poliziotta interpretata da Gillian Anderson tenta di liberare una ragazza torturata e chiusa in una stanza; “prendi le tenaglie”, dice la protagonista, la Apple salta dalla poltrona, prende un appunto sulla lavagna e decide che sarà proprio quello il titolo dell’album.
 
Una liberazione che è il frutto di un lungo e intenso lavoro su se stessa, sull’idea che l’autrice ha di sé, sulla sua tendenza a starsene chiusa in casa come un eremita e sull’insensata paura di uscire e di affrontare quello che c’è fuori, sull’accettazione del suo disturbo ossessivo compulsivo. Forse l’aspetto vincente di Fetch The Bolt Cutters è proprio quello di non essere un disco patinato, levigato e impacchettato, come ci si potrebbe aspettare dopo anni di attesa e di assenza, ma piuttosto l’essere, in più punti, poco più che una demo, ruvido ed estemporaneo, eppure completo. Fiona Apple si arma di cesoie e tenta di dare un taglio ai legami malsani e alle catene che l’hanno tenuta prigioniera della sua stessa inazione: dalla prima all'ultima traccia sviscera una serie di situazioni di cui sembra abbia preso consapevolezza, facendo un salto indietro fino ai tempi della scuola con Shameika, passando per il trauma della violenza subita a dodici anni e affrontata apertamente per la prima volta in For Her, lanciando addirittura un messaggio alla nuova compagna del suo ex in Newspaper, e riflettendo sul loro destino comune (“I wonder what lies he’s told you about me / To make sure that we’ll never be friends”).
Musicalmente è la solita eclettica, coraggiosa e stravagante artista, una voce opalescente che sviscera ogni parola e un raggio d’azione che viaggia sapientemente tra jazz, echi di blues, pop ed elettronica, con il pianoforte, stavolta, che fa quasi da sfondo per lasciare spazio alle dinamiche percussive e alle backing vocals a cui hanno contribuito sua sorella Maude Maggart, l’amica e modella Cara Delevingne e le cagnoline di casa Apple.
In Fetch The Bolt Cutters Fiona canta la sua depressione e forse, finalmente, la voglia di uscirne, di aprire la porta e respirare aria fresca, nuova, di lasciarsi tutto alle spalle e cominciare un nuovo viaggio. Ora, libera.