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Clash vs Bobby Fuller

"I Fought The Law": i Clash scovano un inno punk in un vecchio juke box
Di Leonardo Follieri
15 Ottobre 2013
È il 1959 quando Sonny Curtis scrive I Fought The Law e la incide insieme ai Crickets. Il gruppo da febbraio dello stesso anno è orfano del suo leader Buddy Holly, morto tragicamente in un incidente aereo (quel giorno sarà ricordato come The day the music died, il giorno in cui la musica è morta). Il brano avrà scarso successo.

Perché il verso «I fought the law and the law won» (ho combattuto la legge e la legge ha vinto) inizi a essere maggiormente conosciuto, bisognerà attendere il 1966. Quell’anno infatti i Bobby Fuller Four lo portano alle luci della ribalta trasformandolo in uno sfogo misto a rassegnazione nato sulle ceneri del rock’n’roll.

Quelle parole vengono ripetute in un brano intriso di suggestioni beat, e il pezzo raggiunge la Top Ten pochi giorni prima della scomparsa del leader del gruppo, Bobby Fuller, avvenuta il 18 luglio 1966 in circostanze tuttora non chiarite (l’artista si sarebbe suicidato o sarebbe stato ucciso da assassini che avrebbero dato fuoco al suo corpo, ritrovato pieno di ferite e cosparso di benzina).

Il testo in un certo senso descrive le conseguenze di ciò che può succedere dopo aver trasgredito la legge, spingendosi un po’ oltre all’inizio della seconda parte: «Robbin’ people with a six gun» (rapinando la gente con una pistola).

I Clash ascoltano casualmente I Fought The Law da un juke box in una pausa durante la registrazione del secondo disco Give ‘Em Enough Rope (Epic, 1978) e decidono di inciderlo. Il pezzo nella loro versione sarà presente sull’ep inglese The Cost Of Living pubblicato nel maggio 1979, mentre negli Stati Uniti apparirà per la prima volta nell’edizione americana dell’album di debutto, The Clash (CBS, 1977). Quel semplice sfogo diventerà un inno di ribellione. L’attitudine alla rivolta dei versi di Sonny Curtis diviene punk grazie a un ritmo più incalzante e a un suono più grezzo che non perde di vista le pulsioni rock’n’roll.

Con questo nuovo arrangiamento, il testo sembra quasi scritto dai Clash. Il senso di ribellione adesso è più che tangibile… e va oltre. Nei live Joe Strummer cambia anche alcune parole per renderle ancor più violentemente punk: per esempio «I left my baby» (ho lasciato la mia bambina) diventa «I killed my baby» (ho ucciso la mia bambina).

Il contesto di protesta in cui nasce e si muove il punk crea tutte le premesse per far diventare la canzone un vero e proprio inno. Successivamente, altri artisti riproporranno il brano facendolo diventare definitivamente un classico. Degne di nota sono ad esempio le versioni di Dead Kennedys e Green Day, solo per fare due nomi, ma probabilmente, se il pezzo non fosse stato “punkizzato” dai Clash, non avrebbe avuto la stessa sorte…