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Afterhours

Folfiri o Folfox
Universal
Il ritorno di Manuel Agnelli e soci: la fatica di due trattamenti chemioterapici si trasforma in un messaggio di forza e di speranza
di Leonardo Follieri
30 Giugno 2016
Folfiri o Folfox. Due trattamenti chemioterapici. Gli stessi ai quali si è sottoposto il padre di Manuel Agnelli prima di morire.
È questo il titolo del nuovo doppio album degli Afterhours, primo lavoro di inediti dopo Padania di quattro anni fa, nonché primo nuovo lavoro dove il batterista Fabio Rondanini e il chitarrista Stefano Pilia hanno sostituito rispettivamente Giorgio Prette e Giorgio Ciccarelli.
 
Sembra un cammino difficile quello dei cambiamenti affrontato qui da Manuel Agnelli e soci e l’interpretazione sofferta di un brano come Grande lo testimonia, ma anche il primo singolo Voglio ritrovare il mio nome passa attraverso discorsi simili seppur sotto forma di ballata. Cambiamenti difficili, dolorosi, necessari, complicati che riportano a un ricordo (L’odore della giacca di mio padre) all’inizio apparentemente ostico da decifrare, ma successivamente reso chiaro da parole forti come “Ci credi davvero, Dio?” (Ti cambia il sapore) o “La verità non cresce sul vuoto, sai. A volte può non crescere mai” (Lasciati ingannare (una volta ancora)).
Un’apertura decisamente diversa è quella del secondo dei due cd con Oggi, ballata in cui si insinua il violino di Rodrigo D’Erasmo, che in Folfiri o Folfox è ancora al suo posto negli Afterhours, così come Xabier Iriondo alla chitarra e Roberto Dellera al basso.
La produzione artistica è stata affidata invece a Tommaso Colliva, produttore già noto per aver lavorato con Muse, Franz Ferdinand, Mauro Pagani, Calibro 35 e non solo.
 
Da ballad come Né pani né pesci ad altre sperimentazioni come quelle di Il trucco non c’è si può e si deve arrivare solo a quel “devi tornare a vivere” alla fine dell’ultimo brano del cd, Se io fossi il giudice. E la fatica dei due trattamenti chemioterapici si trasforma in un messaggio di forza e di speranza.
 
 

 
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