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Cristina Donà

Tregua 1997-2017 Stelle buone
Believe
Esce il disco che segna vent’anni di carriera della cantautrice milanese
di Jessica Testa
16 Settembre 2017
“[…] Festeggio con gioia vent'anni di amore per questo mestiere, privilegio, fatica, chilometri, crisi, riconoscimenti, aria da respirare, pause lunghe, paure, soddisfazioni, figuracce, invidie, ripensamenti, separazioni, abbracci, incomprensioni...vita.”
 
Esattamente di vent’anni di vita si parla, e Tregua ne è la genesi. Erano gli anni Novanta, il termine "rock alternativo" veniva usato con cognizione di causa, e Cristina Donà era una di quelle che contribuiva a ridefinire una nuova stagione musicale e autorale di matrice nostrana.
Ha saputo farsi notare nel modo giusto – d’altra parte era, ed è, una delle voci più originali e interessanti del panorama italiano – e quando trovi qualcuno che crede fermamente in te e nel tuo talento parti già col piede giusto. In questo caso a scommettere è stato Manuel Agnelli, che di quella scena è uno dei principali portabandiera, il quale ha prodotto l’album d’esordio della Donà: nel 1997, dopo un anno di gestazione, esce Tregua.
 
È un compleanno importante, dunque, quello che festeggia Cristina, ma in barba alle convenzioni sociali non è lei a ricevere un regalo, bensì a farlo: Tregua 1997-2017 Stelle buone, una riedizione del primo disco, o meglio, una rilettura dello stesso da parte di giovani artisti, protagonisti del nuovo panorama musicale italiano, che la cantautrice ha incontrato durante questi vent’anni di carriera. Quando si dice “condividere”.
L’idea è di Gianni Chicci, il manager con cui la Donà collabora ormai da molto tempo: partendo dal forte riscontro avuto negli anni rispetto all’influenza di Tregua e, più in generale, della musica di Cristina Donà sulle nuove generazioni di musicisti, quale modo migliore di celebrare il disco se non affidarne la rilettura proprio a una parte di loro?
I fortunati protagonisti di questo “viaggio-tributo” sono: Io e la Tigre, Birthh, Sara Loreni, Chiara Vidonis, Simona Norato, Blindur, Zois, Il Geometra Mangoni, La rappresentante di Lista e Sherpa, ai quali Cristina si è affiancata con la voce, lasciando loro carta bianca perché si sentissero totalmente liberi di reinterpretare i brani a modo loro, di riscriverne gli arrangiamenti, di rileggerli con i loro occhi e filtrarli attraverso il loro mondo.
 
“Ci siamo confrontati ed io mi sono sentita come se vivessi quei brani per la prima volta, come se spostassi il mio sguardo su un altro orizzonte. Questo è successo sia quando ho ascoltato le loro sorprendenti versioni, sia quando ho intonato alcune parti di testo con loro, misurandomi con nuove visioni, nuovi arrangiamenti e nuove personalità vocali.”
Quello che ne è emerso è un profondo rispetto per il disco originale, una rilettura personale da parte dei dieci artisti che non snatura tuttavia l’intenzione sonora di Tregua: non si perde così la potente apertura con Ho sempre me, la dolcezza della melodia in Piccola Faccia, il sapore orientale e il mood etereo della title track. Stelle buone è l’unico pezzo che Cristina ha tenuto per sé, affidando ad Alessandro “Asso”  Stefana, chitarrista, compositore e amico di vecchia data, il compito di darle nuova luce.
Esattamente di vent’anni di vita si parla, e Tregua ne è la genesi; sì, bisogna festeggiare.