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Edda

Edda - Stavolta Come Mi Ammazzerai?
Stavolta Come Mi Ammazzerai?
Niegazowana
La purezza sorprendente e disarmante di Stefano Rampoldi è la vera forza di questo suo ritorno più rock e "più Ritmo Tribale"
Di Leonardo Follieri
28 Ottobre 2014
Lascia il lavoro sui ponteggi per abbracciare la sua musica a tempo pieno. Stefano Rampoldi, in arte Edda, si trasferisce infatti nella provincia di Arezzo e prova i nuovi pezzi in sala prove. Sono circa venti i brani inediti, nati per la maggior parte insieme a Walter Somà, coautore dei due album precedenti. Altri pezzi invece li ha scritti da solo e li ha iniziati a provare con un iPad, oggetto per lui ignoto fino a poco tempo fa.
A differenza di Semper Biot (2009) e di Odio I Vivi (2012) prodotti da Taketo Gohara, qui la produzione artistica è di Fabio Capalbo e il gruppo che lo segue è essenziale: basso, batteria e chitarra.
 
È partito da qui il ritorno di Edda, o, sarebbe meglio dire, il terzo ritorno di Edda (fatta eccezione per l'EP Edda In Orbita del 2010). Stavolta Come Mi Ammazzerai? è un disco più diretto, più d'impatto, più rock... ed è anche un disco "più Ritmo Tribale", come si evince ad esempio ascoltando brani come Mademoiselle, Ragazza Meridionale o Ragazza Porno.
Sin dal primo singolo Pater - e passando poi per Coniglio Rosa, Mater e la ballad finale Saibene - è presente la famiglia, talvolta come concetto autobiografico talaltra meno, ma sempre come espressione di verità nuda e cruda secondo l'ex frontman dei Ritmo Tribale.
Anche se in realtà l'album è quello di "molteplici Edda" riuniti in uno solo. E in ogni brano l'artista risulta diversamente disordinato nel suo modo di cantare ed è sempre sorprendente e disarmante per la sua purezza. Ma è proprio questa la sua forza e la sua umile drammaticità.
 
"Fabio Capalbo: 'Abbiamo visto qualche film di Dino Risi e poi di Elio Petri e ci ha colpiti la frase di 'Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto' (Petri, 1970), in cui la Bolkan chiede a Volonté: 'Stavolta come mi ammazzerai?' e lui le risponde 'Ti taglierò la gola'. Il significato è che ci si 'uccide' molto in famiglia. Tra genitori e figli più volte ci si è uccisi, psicologicamente ed emotivamente' (Elisa Russo, Uomini. I Ritmo Tribale, Edda e la scena milanese, p. 385, Odoya 2014)". Mai come in questo caso, i ponteggi possono rimanere lì ad attendere...