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Mauro Ermanno Giovanardi

La Mia Generazione
Warner Music Group
Un modo per rivivere e (far) riscoprire un’“Età dell’Oro”, magari con la speranza che ne arrivi presto una nuova
di Leonardo Follieri
22 Settembre 2017
(Foto di Silva Rotelli)
 
Lo affermano sia lo stesso Joe/Mauro Ermanno Giovanardi sia Emidio Clementi dei Massimo Volume che gli anni ’90 sono stati “l’Età dell’Oro” per un certo tipo di musica nostrana. Il riferimento è soprattutto alla seconda metà di quel decennio e al nuovo album di Mauro Ermanno Giovanardi, La Mia Generazione.
 
Dopo l'ultimo lavoro di inediti Il Mio Stile, l'ex frontman dei La Crus ripercorre i suoi anni ’90, reinterpretando alcuni brani importanti per quel periodo in Italia e soprattutto per quella nuova espressione di rock (e non solo) cantato in italiano.
Tredici pezzi, a partire da Aspettando il sole di Neffa, fino a Il primo Dio dei Massimo Volume. In mezzo anche alcuni ospiti prestigiosi, presenti in alcuni brani ricantati insieme al medesimo Joe e che non coincidono mai con quelli che loro stessi avevano inciso originariamente negli anni ’90.
Si pensi a Huomini dei Ritmo Tribale, cantata con Manuel Agnelli che con i suoi Afterhours aveva capito la potenza e l’originalità di Edda in quella situazione e nel celebre album Kriminale. Gli Afterhours vengono poi “citati” a loro volta con il loro brano più conosciuto, Non è per sempre, dove il riff principale assume una struttura armonica diversa e più ricca.
 
Tra le cover c’è anche quella di Stelle Buone di Cristina Donà, brano che proprio in questo periodo è stato “vestito” in maniera differente anche dalla stessa cantautrice, in occasione dell’album per il ventennale di Tregua. Era giusto che a Samuel Romano dei Subsonica venisse “assegnato” il ritornello di Cieli Neri dei Bluvertigo o che Rachele Bastreghi intonasse insieme a Joe Baby Dull degli Üstmamò.
Suona poi in maniera diversa, sia metricamente che per interpretazione vera e propria, Forma e Sostanza dei C.S.I. in questa nuova versione con Emidio Clementi dei Massimo Volume e Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, poiché i due ospiti illustri e Mauro Ermanno Giovanardi cantano in modo da non incorrere in eventuali paragoni con lo stile di Giovanni Lindo Ferretti.
Joe verso la fine fa poi i conti con se stesso, ricantando Nera Signora di quelli che furono anche i suoi La Crus e mostrando così tutta quella maturità che gli permette oggi più che mai di cantare le cover in maniera personale, senza mancare di rispetto ai brani e agli interpreti originali.
 
Non è ovviamente la prima volta in cui Mauro Ermanno Giovanardi si cimenta nelle cover, perché è ben nota la versione de Il vino di Piero Ciampi, presente nel primo album dei La Crus, e si possono citare altri esempi, ma valgano per tutti l’album di cover Crocevia, pubblicato nel 2001 sempre con Cesare Malfatti, o Maledetto colui che è solo come solista e con il Sinfonico Honolulu.
Mauro Ermanno Giovanardi ha sempre dichiarato di scegliere le cover principalmente per i testi, ma qui ha compiuto un lavoro ulteriore e mai banale per circoscrivere il campo e soprattutto per rivivere e (far) riscoprire un’“Età dell’Oro” insieme ad alcuni protagonisti che hanno condiviso quello stesso periodo con lui... e magari con la speranza che di “Età dell’Oro” ne arrivi presto una nuova.