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Riccardo Sinigallia

Ciao Cuore
Sugar
In una conferenza stampa "raccolta", nel cuore di Milano, il cantautore romano presenta il suo nuovo disco e racconta lo stato di salute della musica di oggi
di Jessica Testa
14 Settembre 2018
Nella piccola libreria Verso, a metà di Corso di Porta Ticinese a Milano, Riccardo Sinigallia ha incontrato un ristretto numero di giornalisti per parlare del suo ultimo lavoro, Ciao Cuore. Il cantautore romano, a quattro anni di distanza da Per tutti, il primo disco su etichetta Sugar, torna con un album in cui racconta molto di sé.
Quella che nella maggior parte dei casi è una (più o meno) formale conferenza stampa di presentazione di un disco, diventa subito una chiacchierata informale con Riccardo, che parla del suo ultimo lavoro, sì, ma anche di come sia cambiato il modo di scrivere della nuova generazione: una scarsità di contenuti che rischia di impoverire progressivamente la tradizione della nostra canzone. Di politica poi, dice, è meglio non parlare, anche se la situazione del panorama musicale italiano del momento è una rappresentazione precisa e puntuale della condizione politica del Paese, se non una diretta conseguenza: “Cosa sono in fondo Salvini e Di Maio se non la trap e l’indie?”.
 
Si è sempre sottratto ai paradigmi dettati dalle mode musicali del momento per mantenere integra la sua identità, come dice lui stesso, e oggi che esce Ciao Cuore (Sugar) abbiamo l’ennesima conferma che la natura e il carattere musicale maturati in tanti anni rendono lo stile di Sinigallia unico ed estremamente riconoscibile: “L’identità si costruisce sperimentando, provando” dice. “Quando trovi la connessione tra quello che fai e quello che sei, quello è il successo”.
Riccardo non programma il suo lavoro e non si prefigge scadenze, perché, come diceva Carmelo Bene, “la volontà è sempre nefasta in arte”, e lui sa quanto sia vero: “Tutta la mia musica e i miei testi sono generati da fenomeni casuali che cerco di rendere possibili; la mia produzione si basa sulla involontarietà, solo dopo viene il lavoro di cura e di architettura”.
Capita così che il momento giusto per pubblicare una canzone sia dopo tanti anni rispetto a quando è stata scritta, com’è successo in questo disco con Che male c’è, e con la traccia di chiusura, A cuor leggero, entrambi ripescaggi del passato.
 
L’apertura è affidata ai pochi versi del poeta Franco Buffoni, che Riccardo ha letto su Facebook e ha deciso di mettere in musica, e che rappresentano l’incipit perfetto per questo viaggio autobiografico fatto di ricordi, malinconia, passionalità e rabbia. In Ciao Cuore ci sono dei personaggi, e ognuno di loro ha una storia da raccontare attraverso parole e suoni che hanno esattamente lo stesso peso. In questi quadri sonori ricchi di sfumature si muovono Dudù, il ricordo della tata di Capo Verde a cui Riccardo deve la scoperta del ballo e del piacere del gioco, e la femminilità frivola ma attraente de Le donne di destra; si muovono l’amore e l’ammirazione per Laura Arzilli (Niente mi fa come mi fai tu), compagna di una vita nonché co-produttrice del disco, e la rabbia per la morte del giovane Federico Aldrovandi, nella già citata Che male c’è, scritta a partire da una lettera di Valerio Mastrandrea, protagonista anche del videoclip del singolo omonimo che ha anticipato l’album.
“Primogenito”, come si definisce, di una forma di relazione tra musica e testo ereditata dalla tradizione, “a partire da Battisti per finire con i CSI”, Riccardo Sinigallia, ancora una volta, sfoggia la sua grande e vecchia passione per le parole, per una poesia di cui si dice essere, ora, molto più consapevole, e per una contaminazione sonora che mette la sperimentazione sempre e solo al servizio di un’onestà artistica e di una libertà – anche personale - imprescindibile.
“Ciao cuore” , o meglio “ciao core”, è un’espressione romana che si usa per comunicare, con un pizzico di cinismo, che ciò che serviva dire lo si è detto: ecco, il titolo di questo disco non poteva essere più azzeccato.