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Zibba - Muoviti svelto
Muoviti svelto
Alma Factory
L'introduzione dell'elettronica è la principale novità del nuovo disco del cantautore ligure
di Leonardo Follieri
18 Maggio 2015
Tante certezze e alcune novità in Muoviti svelto, nuova fatica discografica del cantautore ligure.
La prima certezza è il medesimo Zibba, che dialoga sempre magnificamente con sé stesso e nella costruzione delle sue storie, veri e propri percorsi all'interno del proprio subconscio, nati in questo caso da un periodo di viaggio nel senso "esterno" del termine.
Un altro punto fermo sono gli Almalibre, la band che funge da perfetto anello di congiunzione con le liriche e le interpretazioni del cantautore ligure.
E poi c'è un'altra certezza, quella delle collaborazioni, dietro la quale, a seconda dei casi, si celano alcune novità. Siamo abituati cioè all'idea che Zibba ospiti altri artisti all'interno dei suoi album e qui, tra vecchi e nuovi amici, sono addirittura cinque coloro che forniscono il loro contributo in cinque dei dieci brani inediti. Da Niccolò Fabi, con cui spiega molto semplicemente che "Farsi male non è stata mai una soluzione", all'amico Bunna, perfettamente a suo agio nella ballad Le Distanze, si passa attraverso uno degli idoli dello stesso Zibba dai tempi dei Timoria, Omar Pedrini, che apre Il Giorno Dei Santi, per poi giungere sino al cantautore romano Leo Pari, presente in Vengo Da Te. Anche Patrick Benifei (Casino Royale) fornisce il suo contributo in La medicina e il dolore, pezzo che unisce bene rap e canzone d'autore e dove emerge molto bene anche il filo conduttore musicale del disco, quello che unisce basso e chitarra all'elettronica, ma mantiene Zibba nel suo consueto spazio cantautorale.
 
"Ci siamo ispirati a quell'ambiente musicale di fine anni '70 dove c'erano musicisti che suonavano bene, ma dove cominciava ad intervenire anche un pochino di musica elettronica – dice il cantautore. – In Italia ci sono stati Lucio Battisti, Pino Daniele, Lucio Dalla, Ivan Graziani... Molti suonavano cose molto vicine al blues o al rock 'n' roll, ma c'era pure l'elettronica ed era una cosa nuova per l'Italia".
 
Il disco suona omogeneo, forse ancor più dei precedenti del cantautore ligure. Anche perché non si possono introdurre alcune novità, se non si consolidano le certezze.
 
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