Amy, The girl behind the name

Visto in anteprima il film documentario dedicato ad Amy Winehouse
di Leonardo Follieri
29 Luglio 2015
Nessun narratore. Tante voci, tante testimonianze. Ma la voce che ovviamente spicca di più rispetto alle altre è quella di Amy Winehouse.
Si articola in questo modo Amy, il film documentario dedicato alla celebre artista britannica, che esce a soli quattro anni di distanza dalla sua scomparsa.
La pellicola sarà al cinema nel nostro Paese il 15, 16 e 17 settembre, a partire cioè dal giorno successivo al 32esimo anniversario di nascita della cantante, nata il 14 settembre 1983.
 
Troppo giovane (aveva "i soliti" 27 anni) quando è stato trovato il suo cadavere nella sua casa di Camden Square, Londra.
Troppo recente il ricordo di chi ha comunque voluto raccontare dal suo punto di vista alcuni momenti, collegati tra loro nella storia unica di una ragazza baciata dal talento, ma anche da un successo importante.
In Amy si possono udire quindi le voci di chi ha vissuto a stretto contatto con l'artista. Le testimonianze sono però "in sottofondo" perché le inquadrature sono quasi tutte per la giovane diva. Tra i contributi più importanti, delicati e sinceri ci sono soprattutto quelli del primo manager Nick Shymansky e delle amiche di infanzia Juliette Ashby e Lauren Gilbert. E poi non mancano ad esempio i racconti del manager Raye Cosbert (Metropolis Music) o del produttore Salaam Remi.
 
La narrazione è varia perché sono tante le immagini reperite, molte delle quali anche inedite e "amatoriali", come quelle degli esordi o riconducibili alla vita privata (a quest'ultimo proposito, molto divertente la scena in cui Amy Winehouse fa la visita guidata della sua casa delle vacanze). Tanti tipi differenti di immagini video, più alcune foto che Amy usava scattarsi con PhoneBooth, compongono una pellicola dove non vengono messi in risalto solo la sua voce e il suo modo di cantare, ma anche la sua scrittura. Tra i live e le riprese effettuate direttamente in studio di registrazione, i testi infatti scorrono a lato e conferiscono valore a un aspetto spesso sottovalutato della sua pur breve vita artistica.
 
La seconda parte del film è invece più triste e cupa. I numerosi flash dei fotografi diventano sempre più pesanti da sopportare e il suono di quegli scatti viene pure amplificato, giusto per sottolineare che tipo di periodo stava attraversando la cantante. La vita privata della Winehouse – tra bulimia, abuso di droghe ed alcool e quant'altro – diventa l'unica fonte di interesse per giornalisti e paparazzi, aiutati nel catturare "scoop" dall'ex marito Blake Fielder-Civil e dal padre Mitch, figure sempre al centro di numerose polemiche quando si parla dell'artista. Allora il successo da importante diverrà breve e mal gestito.
 
Non ci sono Grammy che tengano. Quando Amy sale sul palco a dir poco stordita in quel di Belgrado, il suo sguardo è perso nel vuoto. La sua carriera è compromessa, la sua vita scorre male. Lei sembra consapevole, ma anche fragile ed impotente di fronte a tutto ciò. Ed è sempre peggio.
A un certo punto la Winehouse registra Body And Soul per Duets II, album di Tony Bennett: ma non bastano nemmeno le parole di stima e affetto di colui che la giovane diva definisce come uno dei suoi miti a inizio film.
 
E tutte quelle voci scelte per raccontare quella storia dal triste epilogo si affievoliscono fino a spegnersi. Ma pure in questo caso il silenzio che si nota maggiormente rimane quello di Amy Winehouse, a partire da quel maledetto 23 luglio 2011 in poi, a seguito di una fatale intossicazione da alcool... e ancora una volta alla luce del sole, sotto gli occhi dei fan e soprattutto dei media...
 
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