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Daniel e l’intervista quasi impossibile

A caccia di risposte da Johnston. In attesa del suo concerto a Roma il 29 maggio
Di Pier Angelo Cantù
10 Maggio 2013

Complicato, ma ne valeva la pena.
Per intervistare Daniel Johnston occorreva trovare un equilibrio fra gli aspetti tecnici e quelli umani. Ho quindi coinvolto Silvia, un’amica conosciuta a un concerto di Jad Fair. Silvia vive e lavora a Genova, ma quando Daniel viene in Europa, si trasforma in una globetrotter. «L’anno scorso ho seguito il suo tour a Nantes, Poitiers, Parigi, Madrid, Brighton, Roma e Vienna. Quest’anno in programma ci sarebbero le date di Copenaghen, Helsinki, Anversa, Roma e Londra, ma non si può mai sapere perché, come sai, Daniel di pacchi ne tira, vedi il 2009».

L’estate scorsa Silvia ha alzato l’asticella ed è andata a vederlo in Texas, a Houston, in un posto che si chiama Fitzgerald’s. «Il pomeriggio ha suonato in un negozio di dischi e ha firmato autografi. Qualche giorno dopo, ad Austin, sono andata a pranzo con Jeff [il suo ex manager, non so se avete visto The Devil And Daniel Johnston: ha avuto qualche casino con Dan & Co; se non l’avete visto, lo dovete vedere]. Visto che mi doveva portare del materiale, si è offerto di farmi da cicerone. Tra l’esterrefatto, il compiaciuto e il compassionevole, mi ha accompagnato a vedere cose tipo il manicomio, la casa dove abitava Dan e dove ha composto la tal canzone, il suo murales, il Sound Exchange (che non c’è più), il McDonald’s dove lavorava (che non c’è più). Insomma ho visto un sacco di cose che non ci sono più».

Una volta Silvia si ritrova Daniel nello stesso aereo, sul volo Roma-Vienna (ed è risaputo che Johnston e gli aerei nei primi ’90 hanno avuto qualche dissapore). In un’altra occasione gli regala 4 chili di fumetti: «L’ho visto allontanarsi a passo stentato con questa borsa sulla spalla con su scritto “Dante calzature, Via Trebisonda, Genova”, una cosa surreale... Comunque, naturalmente, nonostante io e Daniel abbiamo parlato, se così si può dire, in più occasioni, lui non si è mai ricordato di me, neanche da un giorno all’altro, neanche dall’inizio del concerto alla fine del concerto».

Da adolescente Daniel Johnston si chiudeva in garage per registrare cassette piene di canzoni d’amore barcollanti che poi regalava in giro. Nato nel 1961 in California in una famiglia ossessivamente religiosa, a sua volta ossessionato dai Beatles e da Neil Young, emotivamente fragile e incline agli esaurimenti, Johnston comincia a diventare un culto a metà degli ’80, quando MTV lo ritrae in un documentario dedicato ai borderline. Dal manicomio al carcere, da un lavoretto saltuario a un altro, spesso sull’orlo del suicidio, Daniel persevera nello scrivere, disegnare fumetti e suonare, finché la sua fama esce dai confini del suo territorio. Oggi è un artista famoso in tutto il mondo, anche se mentalmente instabile: una sorta di Syd Barrett sopravvissuto. Una schiera di artisti, da Kurt Cobain a Tom Waits, dai Sonic Youth a Beck lo venerano dichiaratamente da sempre, in un involucro di mitologia che accompagna ancora i suoi dischi, i libri e i concerti.

In vista del concerto del 29 maggio a Roma, abbiamo inviato le nostre domande a Daniel, via promoter, al fratello Dick che gli fa da manager. Ci è poi ritornato un file audio: Dick leggeva le domande e Dan, a suo modo, rispondeva. Un po’ a noi, un po’ a lui.

Quanto e in che modo l’arte visiva ha influenzato la tua musica?
«Quasi tutto proviene dal fatto che mi piace un sacco leggere fumetti, che ho visto molti film, cose simili...».

Sei soddisfatto di Space Ducks: An Infinite Comic Book Of Musical Greatness Vol. 1? Ci sarà un numero 2?
«Sì, mi piace molto, sto lavorando un sacco su questa serie di fumetti...».

Pensi ci sia una continuità nello sviluppo dei tuoi personaggi, nella lotta contro il male, da Sassy Frass The Cat all’esercito di Anatre dell’ultimo lavoro?
«Sì, ci saranno sempre più fumetti su questo genere; uscirà presto anche un album chiamato The Death Of Satan, come Danny And The Nightmares, la mia band, che sarà molto divertente e pieno di incubi...».

A marzo è uscito anche un libro fotografico su di te, Daniel Johnston: Here di Jung Kim. Vuoi parlare del progetto?
«Cioè? Cosa è uscito? [Interviene Dick e gli ricorda che insieme sono stati al SWSW per questo, ma Dan non va oltre]».

Puoi descrivere come è cambiato negli anni il tuo modo di scrivere canzoni?
«Non lo so, è solo un hobby, davvero...».

Hai lavorato con artisti e produttori molto famosi (Jason Falkner, Mark Linkous, Paul Leary, Brian Beattie, Kramer...) Con chi ti sei trovato meglio?
«Vabbeh, è divertente lavorare con persone diverse [Dick gli chiede: quindi non c’è uno che è il tuo preferito? Risposta: no...]».

Se fossi un bambino adesso, che consigli daresti a te stesso per cercare di lavorare nel settore della musica?
«Nessuno. Basta ascoltare un sacco di musica, suonare qualche chitarra e se deve succedere, succede».

Ho letto che c’è in lavorazione un film biografico su di te: sei coinvolto nel progetto?
«Io non so nulla al riguardo [ci risponde Dick: lui davvero non è coinvolto, ma sembra che Jonah Hill interpreterà la parte di Daniel]».

Quale consideri il tuo disco migliore?
«Hi, How Are You? [uscito nel 1983, è famoso soprattutto perché la copertina compare su una t-shirt indossata da Kurt Cobain ai tempi di maggior successo dei Nirvana; il sito di Daniel si chiama allo stesso modo]».

Recentemente il tuo brano True Love Will Find You In The End è stato utilizzato per uno spot commerciale, l’hai visto?
«No [interviene Dick: sì che l’hai visto, Dan. Risposta: no, non lo ricordo]».

Sei ancora impressionato quando ascolti un tuo brano alla radio o in tv?
«Sì, è sempre molto strano quando ne sento uno».

Che cosa ti piace quando sei in tour?
«Non mi piace essere in tour [e da qui si rivolge direttamente a Dick]. Per favore non andiamo avanti coi tour, andiamo da qualche parte qui intorno dove non siamo mai stati... A me piace fare fumetti, preferisco girare negli Stati Uniti... Che ne pensi? Guidiamo un po’ in giro...».

Ti piace il pubblico italiano?
«Non lo so. Non saprei distinguere un pubblico dall’altro».

L’ultima volta che sei stato in Italia il posto era pieno e le persone gridavano parecchio: ti piace la folla rumorosa?
«Sì, la folla rumorosa è fantastica...».

Daniel Johnston si esibirà all’Angelo Mai Altrove Occupato di Roma il 29 maggio e per l’occasione sarà accompagnato in veste di backing band dalla Bluemotion Band, un collettivo di importanti artisti italiani indipendenti e ne fanno parte Fabio Rondanini, Gabriele Lazzarotti, Lorenzo Corti, Rodrigo D’Erasmo, Enrico Gabrielli, Andrea Pesce e Cristiano DeFabritiis