Tu sei qui

Intervista a Gerardo Tango – Il vento è forte qui... si vola meglio

Il cantautore pugliese ci parla del suo secondo lavoro in studio, un album molto eterogeneo sia per la musica che per i testi
di Leonardo Follieri
03 Maggio 2018
Prog, ballad, elettronica, folk, accenni psichedelici; e poi canzoni intime contrapposte a canzoni di protesta. Sono questi i principali elementi che compongono tutti insieme Il vento è forte qui... si vola meglio, secondo album di Gerardo Tango. «Volevo contrapporre questo titolo a quello del primo album, Una donna. Mi andava di fare un titolo lungo – racconta il cantautore pugliese all’inizio della nostra breve intervista che parte appunto dal titolo che ha voluto conferire alla sua seconda fatica discografica. – Nella prima canzone dell’album, Grano, ci sono dei versi in cui dico ‘Anche se non c’è vento / prendi ancora la mia mano’ e quindi da questa strofa ho preso spunto per il titolo dell’album che mi sembra una metafora della vita: andare avanti nonostante le difficoltà, perché le stesse difficoltà possono spingerti anche a essere migliore di quello che sei. Il vento può rappresentare quindi una difficoltà, ma può permettere anche di alzarsi meglio in volo».
 
Grano è anche il primo singolo del nuovo lavoro ed è accompagnato da un video diretto da Alfredo Melidoro, in cui si vede Gerardo Tango in bicicletta tra la Murgia andriese, i vicoli di Barletta ed il suo mare, luoghi in cui l’artista è cresciuto e attraverso i quali forse riesce a trasmettere ancora meglio l’ottimismo proprio del brano. I buoni propositi, visti come convinzione dei propri mezzi e delle proprie scelte di vita, sono presenti in forma diversa in un altro pezzo come L’Invisibile, all’interno del quale sono stati incisi alcuni versi nati da un’esperienza importante del cantautore presso lo Zenith, Centro di volontariato per diversamente abili di Andria: «Attualmente sto ancora collaborando con il Centro – spiega Gerardo Tango. – Quel giorno c’era questa ragazza con un quaderno in mano che mi guardava e il suo sguardo mi ha trasmesso qualcosa. Mi ha trasmesso positività, voglia di vivere... quindi il rapporto con il ‘diversamente abile’ è importante perché loro possono darti tanto anche con un semplice sguardo. Lei mi ha dato questa frase che è andata a finire nella canzone: ‘E poi uno sguardo / E ti si apre un mondo / Di felci preistoriche / Foreste amazzoniche / Rugiade mattutine’... tutte metafore di felicità».
 
Brani invece come C’è un’Italia, Confessione e Ora appartengono più al filone delle canzoni di protesta inserite nel nuovo album: «C’è un’Italia e Confessione sono brani che mi porto avanti da sei-sette anni e che solo ora sono riuscito ad arrangiare come volevo” – afferma il cantautore. – Fanno parte del mio periodo ‘più impegnato’, perché da ragazzo sono stato militante di sinistra. Non che ora non lo sia, ma non ho più la tessera come all’epoca. Ora invece è una canzone nuova con cui ho deciso di chiudere l’album perché è un’invettiva contro i mali della società tipo la sovraesposizione ai social network; nel brano ci sono anch’io, non me ne tiro fuori, non sono un santo».
 
Per quanto riguarda l’eterogeneità dal punto di vista musicale, Gerardo Tango spiega che non è stato difficile far coesistere più generi tra loro: «Il grande Duke Ellington sosteneva che ‘esistono solo due generi di musica: quella bella e quella brutta’ – dice. – Io ascolto di tutto perché tutti i generi musicali sono degni di essere ascoltati, dal jazz alla musica popolare, alla canzone d’autore italiana. Naturalmente, scrivendo in italiano, non posso non aver fatto mia la lezione di tutta la scuola italiana, da quella genovese a quella romana fino a scendere giù. A livello musicale ritengo che ogni tipo di canzone abbia bisogno di un tipo di musica. Se mi concentro su un sentimento di rabbia prevedo che debba essere più rock o prog, mentre la ballata, sarà scontato, penso sia più acustica e via dicendo. E quindi uso tutti i generi musicali che ho a disposizione a seconda delle situazioni, tutto qui».
 
Gerardo Tango ha calcato diversi palchi prestigiosi come quello del Premio Bindi a Santa Margherita Ligure e del MEI al Teatro Masini di Faenza e ha suonato a Cosenza nell’ambito del Tenco Ascolta. Proprio con il precedente lavoro, Una donna, ha ottenuto una doppia nomination alle Targhe Tenco 2016, come miglior album d’esordio e come miglior canzone con La borsa di Piero (dedicato a Piero Ciampi), brano con cui poi si è aggiudicato il Premio Botteghe d’Autore 2017 nella sezione Miglior testo.
Il vento è forte qui... si vola meglio... e in una semplice direzione, stando alle parole conclusive della nostra intervista a Gerardo Tango: «Fare più concerti e farsi conoscere il più possibile. Credo sia questa l’unica direzione. Non è facile vivere con la propria musica, ma è la scelta di vita che ho fatto quella di vivere da artista e della propria arte».