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Lou Reed, le parole di Patti Smith

La rocker affida un ricordo toccante al New Yorker
05 Novembre 2013

Patti Smith ha affidato al New Yorker un bel ricordo di Lou Reed. Ecco due passaggi tradotti, l’originale è qui.

«Mi sono alzata presto, domenica mattina. La sera prima avevo deciso di andare al mare, perciò ho messo in borsa un libro e una bottiglia d’acqua e mi sono diretta a Rockaway Beach. La data mi sembrava importante, ma non comprendevo il motivo. Ho trovato la spiaggia deserta e con l’anniversario dell’uragano Sandy incombente, il mare piatto sembrava incarnare il carattere contraddittorio della natura. Sono rimasta lì per un po’ a seguire la traiettoria di un aeroplano che volava basso quando ho ricevuto un messaggio da mia figlia Jesse. Lou Reed era morto. Ho fatto un respiro profondo. L’avevo visto di recente con la moglie Laurie e avevo capito che era malato. Una certa inquietudine velava la solita vivacità di lei. Quando Lou mi ha salutata, mi è parso che i suoi occhi scuri contenessero una tristezza infinita e benevola.

[...]

Mentre lo piangevo sulla spiaggia, mi sono apparse due immagini in filigrana su quel cielo di carta. La prima era il viso di sua moglie Laurie. Era il suo specchio; nei suoi occhi intravedi gentilezza, sincerità, empatia. La seconda era il grande veliero su cui lui sognava di navigare nel testo del suo capolavoro Heroin. Ho immaginato che la nave lo stesse attendendo sotto la costellazione formata dalle anime dei poeti a cui aspirava di unirsi. Prima di andare a dormire, ho fatto una ricerca: volevo capire perché avevo la sensazione che quella data – il 27 ottobre – fosse significativa. Ho scoperto che è il compleanno di Dylan Thomas e di Sylvia Plath. Lou ha scelto il giorno giusto per salpare: il giorno dei poeti, una domenica mattina, il mondo alle spalle».