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Massaroni Pianoforti e la sua “Giu”

Intervista al “cantautonomo” che ha da poco pubblicato il suo terzo album
di Leonardo Follieri
30 Gennaio 2017
Quest’estate era stato ospite di Jam TV e in questa intervista ci aveva anticipato che nei primi mesi del nuovo anno avrebbe pubblicato il suo nuovo album.
Detto, fatto. Il “cantautonomo” Gianluca Massaroni, in arte Massaroni Pianoforti, è tornato infatti col suo terzo lavoro, Giu, e ha deciso di pubblicarlo in un giorno molto particolare, il 1° gennaio.
Il giorno prima, invece, l’uscita dell’album è stata preceduta dal video di "La notte di San Silvestro".
Ma parliamo direttamente con Gianluca Massaroni di Giu e della presentazione live in programma il prossimo 10 febbraio al Goganga di Milano e soprattutto cerchiamo di capire in sua compagnia chi è o cosa rappresenta per lui Giu.
 
I tuoi primi due lavori erano dei concept, ma lo è anche il tuo nuovo album Giu, vero?
Si, è il mio terzo e meno sottinteso concept rispetto ai due precedenti. Se ci fai caso, in questo album inizio e chiudo con un temporale estivo che rievoca una frase di un mio brano passato I giorni si avvicinano. Quella canzone terribile a quanto pare non ci era bastata.
 
Spieghiamo anche la frase I cantautori mi stracciano i coglioni: oltre che una frase contenuta nel primo brano del disco, Palestra, è anche un sottotitolo di quest’album?
In realtà questa frase la faccio dire alla ragazza che, vedendomi suonare la chitarra in una palestra, inizia a farmi tutte quelle richieste degli artisti cosiddetti 2.0 ed io vigliaccamente ci provo a infilare ad esempio anche un Ivan Graziani d’annata. È un mio personale atto d’amore verso quei cantautori che non ci hanno regalato solo canzoni da classifica ma vere e proprie opere d’arte, è una provocazione verso quella parte della nuova generazione che ne ignora l’esistenza e allo stesso modo ho voluto fare un’istantanea panoramica della musica che oggi ha un grandissimo seguito e che sì, ascolto anch’io.
 
"I cantautori mi stracciano i coglioni" è un altro modo per autodefinirti "cantautonomo"?
Forse (ride, ndr), ma cantautonomo lo sono veramente nel senso che gestisco ormai quasi tutto in solitaria e sì, spesso mi trovo pure in giro a cantarmele in solitaria.
 
Nella tua gestione in solitaria hai scelto anche una data particolare per pubblicare Giu, il 1° gennaio. C’è un motivo preciso, tipo il video de La notte di San Silvestro pubblicato di fatto proprio il 31 dicembre, o è uno dei classici “buoni propositi” per il nuovo anno?
Almeno è primo in qualcosa non potendo puntare alla classifica.
 
E invece com’è andata con l’elettronica presente nell’album? Ti sei trovato a tuo agio?
Vito Gatto, che ha curato la parte elettronica del disco, ha fatto davvero un ottimo lavoro dando credibilità a delle canzoni nate essenzialmente per strumenti acustici. Quindi la risposta è sì, ho azzardato, ma alla fine sono pienamente soddisfatto e stupito per il risultato ottenuto. Con Maurizio D’Aniello invece ho curato tutto il resto sempre a livello di produzione artistica.
 
Bene. Ora parliamo di alcuni brani del tuo nuovo album. Ce n’è uno per esempio che si intitola Adelio Adelio. Chi è Adelio?
È lo zio del mio produttore e ne ho voluto raccontare le gesta. Non ho fantasia nello scrivere, l’ho sempre detto.
 
Altro pezzo interessante è Lupo di mare. Com’è nato?
Avevo un cappello da marinaio e lei un giorno in cucina l’ha indossato per ridere, ma io l’ho trovata davvero bella, di una bellezza elegante.
 
Un ulteriore aspetto importante della tua attività o, se preferisci, del tuo essere “cantautonomo” è il crowdfunding perché hai pubblicato Non date il salame ai corvi nel 2013 e il nuovo lavoro Giu grazie a due raccolte fondi effettuate tramite MusicRaiser. Stavolta è stato più semplice raggiungere l’obiettivo, vista l’esperienza precedente?
Assolutamente no, la seconda volta è pure peggio anche perché ho chiesto il doppio della cifra che avevo stabilito per il disco precedente. In più avevo la consapevolezza di tutto ciò che dovevo nuovamente affrontare e devo ammettere che ho avuto in quei due mesi di campagna fondi alcuni momenti di forte smarrimento e depressione. Fortunatamente è andata per il meglio e sono ancora qui a parlarne.
 
E non solo, perché il 10 febbraio al Goganga di Milano prensenterai anche dal vivo Giu.
Sì, e a marzo suoneremo all’Auditorium di Radio Popolare...
 
Cosa ci puoi anticipare di questi concerti?
Ti posso anticipare che intanto metà formazione è cambiata e che il live è diverso dal disco, nel senso che sarà meno intimo e molto più intenzionalmente “punk” e sanguigno, non tralasciando però la parte elettronica che ha dato davvero un grosso contributo alla veste di Giu.
 
A proposito, un’ultima curiosità: chi è Giu o, pensando all’ultimo brano Ok, cosa intendi per Giu?
Intendo tutto ciò che intende chi l’ascolta: ognuno in fondo ha avuto la sua Giu che l’ha fatto o fatta andare giù e spero che ascoltando questo disco ci si possa magari capire e darci un po’ d’amore per ritornare nuovamente... su.
 
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