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Blackfield

Blackfield V
Kscope
Un disco alternative rock basato su atmosfere che vogliono richiamare l’oceano e attraverso di esso suggerire alcune riflessioni sulla vita
di Giacomo Baroni
27 Febbraio 2017
Parafrasando i Blackfield, la vita è un oceano e nuotando verso il fondo non si può trovare chiarezza, come in una bottiglia torbida. Al contrario, il flaconcino che avevamo conosciuto con il primo album del progetto di Steven Wilson e Aviv Geffen ci guarda splendente dalla copertina di Blackfield V, nonostante le ultime dichiarazioni dell’ex Porcupine Tree - che aveva annunciato di voler abbandonare il progetto condiviso con la rockstar israeliana – sembrassero averlo definitivamente relegato in un angolo a impolverarsi.
 
A Drop In The Ocean, prima traccia del disco, è un pezzo orchestrale dalle romantiche suggestioni cinematografiche; sfuma tra lo sciabordio delle onde, introducendo subito il tema del concept album, un disco alternative rock basato su atmosfere che vogliono richiamare l’oceano e attraverso di esso suggerire alcune riflessioni sulla vita. I brani di Blackfield V sono paesaggi sonori ariosi e riverberati dove ricordi floydiani (complice Alan Parsons che ha prodotto How Was Your Ride, We’ll Never Be Apart, The Jackal) fanno il paio con melodie tendenti al pop e cori a effetto, irrobustiti e raffinati dagli interventi della The London Session Orchestra. La mano di Wilson si sente, anche se quasi tutti i pezzi sono stati scritti dal solo Geffen.
 
I brani d’impatto non mancano, come Family Man e We’ll Never Be Apart, Undercover Heart che tenta la carta del ritornello-killer o The Jackal che ruota intorno a un accattivante tema blues. Emozionante la chiusura con From 44 to 48, nostalgica ballad in odore di prog, accesa a tratti da un efficace riff rock. Eppure, Blackfield V di primo acchito potrebbe suonare molto ben confezionato ma poco ispirato. Questa volta, per riuscire a cogliere chiaramente il suo vero valore, bisogna saper nuotare a fondo.