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Bob Dylan

Bob Dylan - Shadows In The Night
Shadows In The Night
Sony
Il cantautore reinterpreta alcuni brani di Frank Sinatra in una suggestiva atmosfera da "live" notturno
di Leonardo Follieri
06 Febbraio 2015
[… Ladies and Gentlemen, please welcome Bob Dylan…]
 
Tarda serata/Notte. Club. Luci soffuse. Il suo quintetto è già "sul palco". Manca solo lui. E quando raggiunge la band, da Artista navigato quale è, sa già che il suo breve "concerto" sarà concentrato su alcuni brani scelti accuratamente. Brani che aveva cantato Frank Sinatra e che adesso ha deciso di ricantare pure lui. E quando per "lui" si intende Bob Dylan, inevitabilmente qualcosa di particolare accade.
 
"Realizzare quest'album è stato un autentico privilegio. Da tempo volevo fare un disco come questo ma non ho mai avuto il coraggio di avvicinarmi ad arrangiamenti complessi per 30 elementi e adattarli per una band di cinque. Il segreto di queste interpretazioni? Conoscere benissimo i brani. È stato fatto tutto dal vivo, in una sola take, due al massimo. Niente sovraincisioni, niente cabina voce, niente cuffie, niente tracce separate: è stato mixato più o meno come è stato inciso. Non mi sembra assolutamente di aver realizzato delle cover di queste canzoni, ne sono state fatte talmente tante che alcuni brani sono stati sepolti dalle loro stesse cover. Con questo album io e la mia band stiamo fondamentalmente facendo riscoprire queste canzoni" (Bob Dylan).
 
Ascoltando le dieci tracce di Shadows In The Night, sembra di assistere ad una serata insolita. Una serata dove le parole vengono scandite più che mai e il cantautore si fa interprete dalla voce cavernosa senza accorgimenti tecnici di alcun tipo. Ed ecco perché gli ideali spettatori di quest'ipotetico "live" trovano conforto in tale mood notturno dylaniano.
 
L'autenticità mostrata da un Artista come lui (e sempre con la A maiuscola) è qui sorprendente. Tutto rimane sospeso fino all'ultima nota, fino all'ultima parola. Ogni singolo verso viaggia come fosse sempre un afflato poetico perennemente inatteso, pur rimanendo allo stesso tempo rispettoso del valore indiscusso raggiunto da Frank Sinatra con tutta la sua maestria. Autumn Leaves o addirittura Full Moon and Empty Arms ci mettono di fronte ad un Bob Dylan delicato, esperto, e mai, davvero mai, scontato. Il tutto fino alla fine, fino cioè a quella That Lucky Old Sun conclusiva. E la serata continua idealmente tra i tavolini e il bancone del club immaginario e incredulo più di quanto ci si potesse aspettare.
 
[Thank you… Good night…]