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Bob Mould

Blue Hearts
Merge Records
Gli anni '80 e i giorni nostri: tanti gli elementi in comune tra i due periodi, che hanno reso Bob Mould diretto e rabbioso nel suo nuovo album
di Leonardo Follieri
14 Ottobre 2020
Le premesse parlavano di un album diretto e rabbioso e in effetti non si può definire diversamente Blue Hearts, quattordicesimo lavoro solista di Bob Mould. Il nuovo album contiene un impeto figlio degli Sugar, sua band degli anni ’90, e legato anche all’altro suo storico gruppo, gli Hüsker Dü, ed esce dunque un anno e mezzo dopo Sunshine Rock. Gli anni ’80 vissuti da Bob Mould sembrano particolarmente adatti anche per descrivere i giorni nostri: gli Stati Uniti in entrambi i contesti si sono ritrovati con presidenti repubblicani, come Ronald Reagan e George H. W. Bush all’epoca e come Donald Trump adesso. Negli anni ’80 l’AIDS, ora il Covid-19.
 
Sono tanti i parallelismi tra quello e questo periodo e la critica di Bob Mould diviene forse per questo motivo ancor più feroce nei quattordici brani e i circa trentacinque minuti di Blue Hearts. Si era capito già tutto con i singoli che avevano anticipato il lavoro, American Crisis e Forecast of Rain. Donald Trump e gli estremisti cattolici da una parte, dall’altra invece lui gay dichiarato e parte integrante della comunità LGBTQ+, che si è trovato a essere discriminato già negli anni ’80 e ad osservare un mondo che già allora stava cambiando con problemi che dalla politica rimbalzavano poi nella vita di tutti i giorni. Secondo Bob Mould c’è un’incapacità diffusa adesso nella gestione della pandemia da Covid-19 da parte di leader che sembra godano nel veder morire la gente per questi problemi, proprio come negli anni ’80 ha visto lui stesso morire tanti amici per l’AIDS.
Sembra come se si siano perpetuati negli anni certi problemi oppure sono riemerse certe difficoltà in quanto figlie di quel periodo. E Bob Mould non può far altro che affermare a gran voce che determinati problemi esistono e vanno combattuti invogliando anche le nuove generazioni a farlo, come spiega per esempio in Next Generation, secondo brano dell’album dopo i poco meno di due minuti dell’acustica Heart On My Sleeve, di fatto unico episodio di questo tipo, dove l’ex Hüsker Dü parla col “cuore in mano” prima di dare sfogo a tutto il suo rammarico per i tempi che si ripetono, fino al riassunto musicalmente più pacato della finale The Ocean.
 
Ultima curiosità sul titolo Blue Hearts, cioè “cuori blu”: blu è il colore del partito democratico, chiamato a contrastare Trump alle imminenti presidenziali, come blu era anche il colore di Copper Blue, album del ’92 pubblicato con gli Sugar, prima che Bill Clinton vincesse quelle presidenziali, contrapposto a George H. W. Bush. Diretto e rabbioso quindi Bob Mould nel suo nuovo album, ma evidentemente dal suo punto di vista spera anche che si ripeta un'altra parte della storia nei continui parallelismi tra gli anni ’80 e i giorni nostri.