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The Decemberists

I'll Be Your Girl
Capitol Records
Elettronica, folk e...ninfe acquatiche: da Portland, Oregon riecco The Decemberists
di Luigi Maffei
19 Aprile 2018
Una copertina che richiama i gruppi psichedelici anni sessanta e undici brani nuovi di zecca. I’ll Be Your Girl è l’ottavo capitolo della saga dei Decemberists, un esempio più unico che raro di cult band capace negli ultimi anni di scalare le classifiche. Un controsenso? Forse, ma non per loro. L’incredibile settimana in testa alla chart di Billboard con The King is Dead del 2011 non è stato un caso isolato, perché nel corso della loro ventennale carriera la band di Portland, Oregon è saputa andare oltre il folk rock degli esordi, esplorando generi e irrobustendo il loro sound, senza disdegnare la ricerca di melodie orecchiabili, alcune anche adatte per le radio. I'll Be Your Girl, dunque, prosegue il percorso musicale di Meloy e soci, aggiungendo una dose di elettronica che, soprattutto nella prima parte del disco, dona una nuova veste alle composizioni. L’abito sonoro è confezionato da un nuovo sarto, John Congleton (Marilyn Manson, R. Kelly, Erykah Badu). Il lavoro, per quanto minuzioso, abbonda troppo le forme delle canzoni, togliendo una certa dose di fascino sobrio e misurato.
 
Cutting Stones e Severed sono esemplari: drum machine e synth appesantiscono una costruzione melodica e vocale molto solida. Once in My Life, brano apripista del disco, ha un inizio evocativo di voce e chitarra, sfociando però in una banale, epica ballata di sintetizzatori, caricando di eccessivo pathos un pezzo che avrebbe brillato in versione acustica. Quasi fosse una scorciatoia per aprirsi a nuove orecchie, abituate agli eccessi di Coldplay e simili. Procedendo, il disco migliora il tiro: si passa dalla malinconia di Starwatcher e Tripping Alone alla cavalcata “gothic – western” di Your Ghost. Everything is Awful sembra uscita da un disco di Kate Nash, mentre la successiva We All Die Young è un omaggio a Marc Bolan e al suono lascivo e potente del glam rock. La vera gemma dell’album è Rusalka, Rusalka /The Wild Rushes. Una lunga e sognante ballata in cui Meloy richiama lo spirito di Rusalka, ninfa dei laghi e dei fiumi, figura della mitologia slava riproposta in un’opera del 1901 di Antonin Dvorak.
 
I’ll Be Your Girl è un lavoro che conferma la spiccata vena compositiva dei Decemberists, capaci di scrivere canzoni di grande impatto emotivo che riescono anche a rimanere in testa. I passaggi radiofonici negli States e in Inghilterra non sono mancati, trascinando l’album direttamente nelle top ten statunitensi e britanniche. Nonostante qualche scivolone in territori dal facile appeal elettronico, I’ll Be Your Girl rimane un lavoro maturo che si farà ben ricordare.