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Elvis Costello - "Hey Clockface", un album per rimarcare la sua proverbiale ecletticità

“Hey Clockface”: un nuovo album più che mai eterogeneo per Elvis Costello (ma è proprio questa la sua forza)
di Leonardo Follieri
31 Gennaio 2021
(Foto: Ray Di Pietro)
 
Un album indecifrabile se si cerca un suono, un concept, un filo conduttore. Ma è proprio l’eterogeneità la caratteristica di questo nuovo lavoro di Elvis Costello pubblicato negli ultimi mesi del 2020, Hey Clockface: quattordici tracce per scrivere una sintesi di tutti i periodi musicali, affrontati in carriera dal cantautore inglese; una sorta di inno alla sua imprevedibilità, come imprevedibili sono state le dinamiche attraverso cui si sono sviluppate le session di registrazione, laddove la sua voglia di incidere questo nuovo lavoro in giro per il mondo tra Helsinki, Parigi, New York e Los Angeles è stata poi frenata dalla pandemia da Covid-19.
 
Hey Clockface si apre con il parlato inquieto di Revolution #49, stessa caratteristica della più lunga Radio Is Everything, quest’ultima con Nils Cline ospite alla chitarra. Il fragore musicale di No Flag, suonata per intero peraltro dallo stesso Costello, conferisce sicuramente un grande impatto, pensando già all’incipit del testo (“Non ho religione/Non ho filosofia/Ho la testa piena di idee e di parole che sembrano non appartenermi”). Non è solo esercizio di stile quello del cantautore inglese, ma è voglia di affermare anche a parole, magari con temi forti e senza necessariamente prendersi troppo sul serio, la sua non omologazione e la sua non appartenenza a precise ideologie, forte degli anni che passano e dell’esperienza acquisita lungo il percorso. Sulla stessa scia si colloca più avanti We Are All Cowards Now, mentre toni più leggeri sono affidati a Hetty O’Hara Confidential, e in parte assimilabile alle stesse idee c’è anche Newspaper Pane, scritta e registrata a New York dal compositore e arrangiatore Michael Leonhart, in collaborazione con il chitarrista Bill Frisell, peraltro ospite all’interno della traccia, poi completata sia in fase di composizione che di registrazione da Costello. Ogni brano è comunque diverso dall’altro e sono più i singoli episodi tutti insieme a restituirci le intatte capacità di scrittura di Elvis, più che la consequenzialità dei pezzi nell’album.
Si può ascoltare inoltre anche il jazz raffinato di I Do (Zula’s Song), quello più scanzonato di I Can’t Say Her Name e lo swing anni ’30 omaggiato in Hey Clockface /How Can You Face Me. E sono poi tante le ballad presenti all’interno del lavoro, a partire da They’re Not Laughing At Me Now, per arrivare a The Whirlwind, The Last Confession Of Vivian Whip, What Is It That I Need That I Don’t Already Have?, fino alla conclusiva Byline.
 
Dopo Look Now del 2018 e l’EP dell’anno successivo Purse, entrambi con gli Imposters, Costello è tornato, stavolta solo a suo nome, rimarcando dunque la sua proverbiale ecletticità: un motivo in più per apprezzare il suo passato e ascoltarlo ancora nel (suo) presente.