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Flying Colors

Third Degree
Music Theories Recordings
Hard rock, tinte progressive, una smaccata sensibilità pop-rock e altro ancora nel terzo album del supergruppo
di Roberto Vivaldelli
09 Gennaio 2020
Third Degree è la terza prova in studio dei Flying Colors, il supergruppo statunitense formato da Mike Portnoy (Dream Theater, the Winery Dogs, Sons of Apollo, Transatlantic), Neal Morse (Spock's Beard, the Neal Morse Band), Casey McPherson (alpha Rev), Steve Morse (Deep Purple, Dixie Dregs, Kansas) e Dave Larue (Dixie Dregs).
 
L’obiettivo iniziale della band, formatasi nel 2011 e prodotta da Bill Evans, era quello di radunare alcuni dei migliori musicisti al mondo al fine di coniugare tecnica strumentale con melodie radiofoniche e appetibili anche al grande pubblico. Missione riuscita, perché il primo album della omonimo della band americana pubblicato nel marzo 2012 riuscì a debuttare nelle classifiche rock mondiali di Billboard e della BBC: medesimo discorso per il secondo album, Second Nature, pubblicato nel settembre 2014 e trainato dal singolo Mask Machine, che riuscì ad ottenere il plauso della critica e un discreto successo da parte del pubblico.
  
Ora con Third Degree, pubblicato lo scorso ottobre, i Flying Colors tornano con nove tracce per poco più di 66 minuti di musica sposando una formula che contempla hard rock, tinte progressive e una smaccata sensibilità pop-rock, ballate e momenti riflessivi con virtuosismi, senza mai apparire autoreferenziali. L’album si apre con una delle tracce migliori, The Loss Inside, quasi sei minuti che rappresentano l’anima più rock 'n' roll e hard prog della band: riff tagliente, ritornello che evoca i Muse e assoli forsennati; Muse che riecheggiano anche nell’oscura More, primo singolo pubblicato dal gruppo. Storia di un rocker, racconta Casey McPherson, “disperato dalla dipendenza per il consumismo e la lussuria”. La sinfonica e maestosa Cadence conduce al groove di Guardian e alla sognante Last Train HomeGroove funk che segna anche la successiva Geronimo, per arrivare all’intensa ballata You’re Not Alone e a Love Letter, omaggio agli anni sessanta di Beach Boys e Beatles. A chiudere il disco Crawl, che certo non sfigurerebbe in un album dei primi Coldplay, imbevuti però di prog rock. Da sottolineare infine la performance vocale di altissimo livello di Casey McPherson, ben amalgamata con le qualità strumentali dei musicisti.