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Idles

Ultra Mono
Partisan
Terzo album per la band di Bristol: un grido di sfogo, sotto cui si cela una nota di velata speranza per una reazione
di Luca Golfrè Andreasi
26 Ottobre 2020
(Foto di Tom Ham)
 
Dopo il successo ottenuto con Joy As An Act Of Resistance del 2018, annoverato tra i migliori album dell’anno, e dopo aver aperto alla O2 Arena di Londra per i Foo Fighters, c’era molta attenzione verso una nuova pubblicazione degli Idles. Il 25 settembre 2020 la punk band di Bristol presenta Ultra Mono, il suo terzo disco, frutto di oltre un anno e mezzo di lavorazione. Analogamente al lavoro precedente del gruppo, il nuovo album è prodotto da Nick Launay (celebre per aver lavorato con Nick Cave e Arcade Fire) e Adam Greenspan. L’obiettivo è chiaro: dare continuità al progetto costruendo sulle ottime basi poste dall’ultimo album. Un indizio su cosa aspettarsi da Ultra Mono è già dato da una copertina eloquente, che il frontman Joe Talbot descrive come “coerente con il contenuto del disco e in grado di incarnare il nostro suono”. Le 12 tracce dell’album sono infatti un costante pugno in faccia, sostenute da una sezione ritmica martellante e vigorosa, da trame di chitarre distorte che ricalcano la semplicità e la violenza del punk e del noise rock, e da una prestazione vocale incredibilmente rabbiosa, sfrontata e a tratti quasi intimidatoria di Talbot.
 
La violenza e l’aggressività non risiedono solo nella sezione strumentale, ma anche nei testi: In Ultra Mono sono trattati (e denunciati) temi scottanti e controversi come la guerra nell’esplicita opening track War, per proseguire con il tema del disagio sociopolitico e la lotta di classe nell’ode post punk Grounds e nell’incalzante ed energica Anxiety. Il tema della disparità sociale tra classi è ripreso anche in Reigns, brano dal ritmo pulsante e dal ritornello esplosivo. Si parla anche di maschilismo tossico in Ne Touche Pas Moi (“non toccarmi”), brano dalle sonorità alla Pixies che vede una collaborazione particolarmente riuscita con l’artista francese Jehnny Beth. Va poi segnalato il penultimo brano Hymn, che pur rallentando il ritmo rispetto al resto del disco, riesce a seguire la scia delle altre tracce.
 
Ultra Mono riesce ad esporre in maniera incredibilmente concreta e autentica lo spirito aggressivo, irriverente ed esplosivo del punk rock, richiamando quegli stilemi che hanno reso grande il genere negli anni '70 e '80. L’assalto sonoro senza sosta dell’album è un’esperienza catartica per l’ascoltatore. Infatti, secondo Joe Talbot, il tema principale dell’album è “una crescita esistenziale che permetta l’accettazione di se stessi nel tempo che stiamo vivendo”. La band di Bristol si erge dunque a portavoce di sentimenti irrequieti che ci caratterizzano, forte anche della difficile situazione sociopolitica che vive il Regno Unito da un paio d’anni a questa parte. Con Ultra Mono si compie un grido di sfogo, sotto cui si cela una nota di velata speranza per una reazione.