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Il debutto di Arlo Parks: una poesia per la mente e per il cuore

Una nostalgia malinconica e agrodolce, ma anche un calore incredibilmente umano e sincero sono le sensazioni articolate in 12 canzoni pregevoli, avvolgenti e intime dove i groove funk e trip hop fanno da tappeto alla splendida e delicata voce della giovane cantautrice
di Luca Golfrè Andreasi
10 Marzo 2021
(Foto di Alex Kurunis)
 
Il mondo visto attraverso gli occhi di un’adolescente, il valore dei piccoli gesti, dei momenti di condivisione, di una serata in compagnia, l’esaltazione e le delusioni dei primi amori, la poesia urbana di una metropoli che unisce il caos e la frenesia ad una calma quasi surreale e romantica. Questo è l’ambiente da cui emerge Collapsed in Sunbeams, l’album di debutto di Arlo Parks, nome d’arte di Anaïs Oluwatoyin Estelle Marinho, giovanissima cantautrice londinese di origini franco-africane.
 
Classe 2000, Arlo Parks è emersa dall’underground neo-soul britannico grazie all’ottimo fiuto dell’emittente radiofonica BBC Radio 1. Lo storytelling nei brani, la fusione tra cantautorato, matrici di black music, indie e neo-funk si sono rivelati un mix interessante che ha fatto colpo: i singoli e gli EP prodotti nel 2019 hanno generato milioni di click su Spotify ed un grande interesse da parte del pubblico. Il 29 gennaio 2021 Arlo Parks fa finalmente capolino con Collapsed in Sunbeams (Transgressive Records). Il disco trasmette una nostalgia malinconica e agrodolce, ma anche un calore incredibilmente umano e sincero. Queste sensazioni sono articolate in 12 canzoni pregevoli, avvolgenti e intime dove i groove funk e trip hop fanno da tappeto alla splendida e delicata voce della giovane cantautrice. Le melodie morbide e fluide si alternano a poetiche sezioni in spoken word, dove emergono la volontà e l’esigenza di raccontare storie attraverso la musica. C’è da segnalare inoltre la produzione sopraffina di Gianluca Buccellati (italo-americano di New York) che è riuscito a catturare l’essenza schiva, intima, quasi “da cameretta” della Parks, traducendola nelle sonorità avvolgenti che caratterizzano il disco e gli donano queste caratteristiche evocative. L’album non è certo esente da difetti: in alcuni punti la produzione diventa troppo sofisticata e laccata, correndo il rischio di perdere il calore umano e viscerale del disco (Just Go e Bluish); ma in altri momenti come in Hurt, Hope, Caroline, Black Dog, Green Eyes, For Violet ed Eugene “i pianeti si allineano”, dando vita a brani dal songwriting fresco, ispirato e dalle atmosfere uniche ed in grado di conquistare.
 
Non è mai facile prendere il polso di un’opera prima, ma con Collapsed In Sunbeams si è di fronte ad un disco completo e maturo a discapito della giovanissima età dell’autrice. Sofisticato e ricercato nelle atmosfere, risulta stimolante per ascoltatori più esperti e navigati, così come facile da assimilare ed incredibilmente godibile per coloro che praticano un ascolto più casual e disinteressato. E’ il caso di dirlo: Collapsed in Sunbeams è un vero raggio di sole che squarcia il panorama dell’indie/soul.