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Jamie Saft, Steve Swallow, Bobby Previte

You Don't Know The Life
RareNoise Records/Goodfellas
In questo terzo capitolo della collaborazione Saft chiude il coperchio sulla tastiera e si dedica completamente agli strumenti elettrici, tra nuovi brani e riletture
di Giacomo Baroni
14 Marzo 2019
S’intitola come un pezzo dei The Moving Sidewalks, storica band di Billy Gibbons nel periodo antecedente agli ZZ Top, il nuovo album di Jamie Saft. Dopo The New Standard e Loneliness Road, il pianista, organista e produttore statunitense di jazz d’avanguardia torna insieme al trio formato da Steve Swallow al basso e Bobby Previte alla batteria in You Don’t Know The Life. Se nelle precedenti esperienze il piano acustico aveva un ruolo massiccio, in questo terzo capitolo della collaborazione Saft chiude invece il coperchio sulla tastiera, dedicandosi completamente agli strumenti elettrici.
 
Si comincia da Bill Evans con Re: Person I Knew, brano dall’intrigante giro d’organo che viene progressivamente sezionato, evolvendo verso una veemente improvvisazione. Fa da contraltare la meditativa Dark Squares, che indugia tra spazi sonori allargati e voluminosi, giocando su toni chiaroscuri; ironiche e soft invece le tinte soul di Water From Breath. You Don’t Know The Life, è una title track inaspettata: blues dai tratti lievemente psichedelici che è una sorta di tributo musicale, in cui il pianista mostra di non aver ereditato da Gibbons solo la barba chilometrica; molto lineare, il pezzo è il meno rimaneggiato dei vari standard presenti nel disco e sicuramente il più accessibile. Vivace e rapidissima, Ode To A Green Frisbee, si sviluppa da un giro semplice che mette in risalto i movimenti sotterranei della sezione ritmica, mentre la camaleontica The Cloak vira su strutture labili che permettono ai tre di sguinzagliarsi in improvvisazioni libere. Gli alti ritmi continuano tra jazz e soul in Stable Manifold. The Break Of The Flat Land, onirica e rarefatta si estende verso terre al confine con l’ambient. Chiusura assolutamente sobria con Moonlight in Vermont e con Alfie di Burt Bacharach, composizioni che sanno conservare il fascino dei classici senza rigidità.
 
You Don’t Know The Life è un album che riconferma la capacità del trio di lavorare molto bene in simbiosi, sia nello sviluppo di nuovi brani sia cimentandosi nelle diverse riletture, anche se non sempre risulta troppo originale. Con pezzi concentrati e abbastanza diretti, il disco ha comunque il pregio di mantenere un ottimo equilibrio che lo rende abbordabile ai più e in grado di tenere un buon contatto con l’ascoltatore.