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Jonathan Wilson

Dixie Blur
Bella Union
Il ritorno alle radici southern e un team di grandi musicisti nel quarto album solista di Jonathan Wilson
di Leonardo Follieri
13 Maggio 2020
(Foto di Louis Rodiger)
 
Un quarto album solista che rappresenta (quasi) un ritorno alle origini per Jonathan Wilson.
Nato nel North Carolina e trasferitosi all’età di 15 anni a Los Angeles, diventa il musicista e il produttore che conosciamo. Trascorre inoltre il 2018 con Roger Waters nel tour US + THEM, in qualità di direttore musicale, ma anche come chitarrista e cantante “sostituendosi” a David Gilmour.
Prima del nuovo Dixie Blur, nel corso degli anni aveva già pubblicato a suo nome Gentle Spirit (2011), Fanfare (2013) e Rare Birds (2018) e sostanzialmente era giunto a queste uscite da solo. È la prima volta, infatti, che l’artista viene affiancato nella produzione di un suo lavoro e in questo caso particolare da Pat Sansone dei Wilco. Su suggerimento di Steve Earle, Jonathan Wilson si è poi trasferito a Nashville e ha chiamato i migliori turnisti della zona. Per la scelta dei musicisti si è partiti infatti da Mark O’Connor, grande violinista assente dagli studi da circa vent’anni e convinto dallo stesso Wilson a partecipare alle session di registrazione al Sound Emporium Studio di Cowboy Jack Clement. Oltre ad O’Connor hanno suonato in Dixie Blur Kenny Vaughan (chitarra) Dennis Crouch (basso), Russ Pahl (pedal steel) and Jim Hoke (armonica, legni), Jon Radford (batteria), and Drew Erickson (tastiere). Le registrazioni sono avvenute in presa diretta con pochissime sovraincisioni e il mix finale dell’album è stato effettuato dallo stesso Jonathan Wilson al Groovemasters Studio di Jackson Browne.
 
È dunque in questo nuovo coast to coast, riproposto quasi totalmente in direzione inversa, che Jonathan Wilson si ricolloca al confine con la sua North Carolina, in quella Nashville che più di altre gli ha permesso così di ritrovare una certa ispirazione compositiva e di coniugare le capacità da singer/songwriter alle sonorità bluegrass, country e americana. Dixie Blur si apre con Just For Love, cover dei Quicksilver Messenger Service, e si chiude con Korean Tea, brano rispolverato da Jonathan Wilson direttamente dal suo repertorio degli anni ’90 e dei suoi Muscadine. Tra i brani più concitati spiccano senz’altro Heaven Making Love ed El Camino Real, mentre un episodio più curioso è rappresentato da Enemies per la riproposizione in chiave più moderna del Wall Of Sound spectoriano. Sono comunque soprattutto le ballad che recitano da protagoniste in quest’album come la nostalgica 69 Corvette o la “pinkfloydiana” Oh Girl e come So Alive e Fun For The Masses che raccontano in maniera decisiva l’atmosfera e il sound dell’intero lavoro.
 
In definitiva Jonathan Wilson è tornato alle sue radici southern, ma senza dimenticare che il passato non va semplicemente rievocato, ma va anche riletto nel presente (e in funzione del futuro).