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Marilyn Manson

Heaven Upside Down
Loma Vista Recordings/Carolina International
Un passo indietro per farne due in avanti. Il nuovo album di Marilyn Manson e il desiderio di recuperare quel sound che lo portò alla ribalta
di Piero Di Battista
08 Gennaio 2018
Da vent’anni a questa parte sono pochi gli artisti rock o metal che creano un solco così profondo tra odio e amore. Uno dei più importanti tra questi è Brian Hugh Warner, meglio conosciuto come Marilyn Manson.
 
Mr. Manson fa discutere, e non solo per la sua musica. Nel 2017, ad esempio, è stato protagonista, suo malgrado, dell’ennesima rivolta da parte di pseudo-cattolici riguardo il suo concerti di Villafranca (VR) dell’estate scorsa. E non solo. Ha fatto anche discutere l’intervista, tagliata, considerato che si trattava di una registrazione, che ha rilasciato a Paolo Bonolis in una nota trasmissione televisiva, di cui l’apice è stato il “selfie” scattato con lo stesso conduttore e Gianni Morandi, e non l’ottima versione acustica di Sweet Dreams che ha regalato al pubblico.
Quanta poesia, verrebbe da dire.
Ma la poesia è arte, e di arte vogliamo parlare; il 2017 è stato anche l’anno in cui l’artista statunitense ha pubblicato Heaven Upside Down, decimo disco della sua ultraventennale carriera. Al contrario di quanto si pensava, soprattutto basandosi sulla qualità degli ultimi dischi, il nuovo album di Manson è tutt’altro che scadente. Il primo elemento che viene evidenziato è l’intento principale che ha questo disco, ovvero quello di fare un passo indietro di qualche anno, per ritrovare quel sound che caratterizzò dischi come Antichrist Superstar e Mechanical Animals, e da questi due lavori, indubbiamente i migliori della sua carriera, Manson riprende quell’animo grezzo e sporco, riversandolo sulla scrittura, dove politica, religione e violenza sono le tematiche più gettonate e sulla composizione di questo nuovo lavoro, dandogli un’immediatezza che non si notava da parecchio. Il tutto coadiuvato da Tyler Bates, produttore e soprattutto mente, assieme a Manson, di Heaven Upside Down.
Il disco doveva inizialmente intitolarsi Say10 e fu poi cambiato, ma Say10 diventò il titolo di uno dei singoli di questo album ed è di certo quello che maggiormente rappresenta un desiderio di ricerca di sonorità che furono. Lo stesso si può dire di We Know Were You Fucking Live, brano potente e dal refrain efficace.
Il disco si conclude con Threats Of Romance, pezzo in cui le linee melodiche, magari più immediate, prendono il sopravvento; il brano chiude inoltre degnamente questo disco magari in modo ruffiano, ma allo stesso tempo efficace, con quella sensazione che Manson, se vuole, ha ancora qualcosa di interessante da proporre.
 
Heaven Upside Down non è il disco dell’anno sia chiaro; è un lavoro più che riuscito, ma che resta perfettamente in equilibro tra la sensazione della non-novità e tra quella di rimanere piacevolmente sorpresi da questa nuova linfa vitale che accompagna Marilyn Manson.
Resta però il forte dubbio della resa “live” del soggetto in questione, altro argomento di numerose discussioni, dovute al fatto che i concerti di Manson sono parecchio deludenti, almeno negli ultimi anni. L’augurio è che questo tentativo di rinascita avvenga anche sul palco. Per ora ci accontentiamo di ciò che è avvenuto in studio. Con buona pace di chi, per motivi religiosi, cerca di boicottarne gli eventi per aver quei 15 minuti di notorietà di cui parlava Andy Warhol.