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MIEN

MIEN
Rocket Recordings
Alcuni membri di Black Angels, Horrors, Elephant Stone ed Earlies si sono uniti per un disco di psichedelia classica e moderna, tra suoni d'epoca ed elettronica.
di Francesco Taranto
16 Aprile 2018
I MIEN sono una sorta di supergruppo psichedelico contemporaneo, i cui quattro membri vengono tutti da band diverse: Alex Maas (The Black Angels), Tom Furse (The Horrors), Rishi Dhir (Elephant Stone) e John-Mark Lapham (The Earlies).
 
Le prime tracce della collaborazione tra i musicisti risalgono addirittura al 2004, ma l’album di debutto è arrivato soltanto ora e, attraverso dieci brani, esplora le sonorità eclettiche che derivano dalle radici psych-rock del quartetto.
L’apertura è affidata a Earth Moon, un viaggio psichedelico che contiene già tutti gli elementi tipici del genere: da un ritmo ipnotico che percorre tutto il brano all’uso del sitar, da vari suoni mediorientali alla voce rilassata di Maas. Il primo singolo Black Habit si sposta su territori cupi e influenzati dal krautrock ed è più vicino alle sonorità degli Horrors. La successiva (I’m Tired Of) Western Shouting, invece, non avrebbe sfigurato nell’ultimo album dei Black Angels (che abbiamo recensito qui), con toni continuamente in bilico tra rock e folk.
Già dalla quarta traccia l’album diviene più sperimentale e vario, mostrando le diverse influenze dei membri del gruppo e alcune incursioni nell’elettronica. È il caso di You Dreamt, costruita interamente intorno ad un loop della voce di Maas e accompagnata da synth ipnotici e ritmi piuttosto eterei. Sulla stessa scia si collocano i droni di tastiere della strumentale Other e le spirali di sintetizzatori in Echolalia. I MIEN d’altronde hanno lavorato a distanza, inviandosi file audio, loop e sperimentazioni sonore, assemblate poi incontrandosi di persona. Maas si è occupato soprattutto delle voci e di alcuni sample, Dhir delle parti di basso e di sitar, mentre Furse e Lapham dei sintetizzatori e della programmazione.
 
Uno dei momenti migliori dell’album è Hocus Pocus, costruita su un tappeto di suoni glaciali e influenze industrial, non lontane da alcune atmosfere di V degli Horrors (di cui vi abbiamo parlato qui). Odessey vira sul lato più pop della psichedelia, con un ritornello cantabile e scanzonato, un tuffo indietro nel tempo nel 1967 ma attraverso suoni moderni. Il disco si chiude con una ripresa di Earth Moon, sostituendo i sitar, i flauti e le percussioni tribali con chitarre pizzicate, un beat quasi trip-hop e tastiere fluttuanti. In circa 42 minuti i MIEN si dimostrano grandi conoscitori della musica psichedelica e riescono a esplorarne sia gli aspetti classici che i lati contemporanei.