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Muse

Simulation Theory
Warner Bros. Records
Dopo anni di sbandate i Muse tracciano una nuova strada, e il risultato è convincente
di Luigi Maffei
07 Gennaio 2019

Gli anni ’80 sono (di nuovo) tra noi. Da qualche anno a questa parte il decennio “da bere” è ritornato prepotentemente a colorare varie declinazioni dell’arte complici serie tv, videoclip, musica. Insomma, tra citazioni e copie pedisseque gli eighties stanno vivendo una seconda giovinezza. Un revival che ha coinvolto anche i Muse. Il trio britannico ha pubblicato Simulation Theory, il suo ottavo disco in studio, con una copertina che omaggia proprio gli ’80: una sorta di locandina di un film a metà strada fra Blade Runner, Terminator e Miami Vice firmata, manco a dirlo, dall’ideatore del manifesto di Stranger Things, Kyle Lambert. Tre anni dopo il deludente Drones i Muse riportano l’ascoltatore in un mondo distopico in cui il protagonista, un umano - algoritmo in un universo dittatoriale, riesce a liberarsi e a creare con i suoi simili un mondo migliore.
 
La storia di certo non brilla per originalità, ma è la musica (fortunatamente) a farla da padrona. Il gruppo di Matthew Bellamy è riuscito finalmente a trovare una nuova strada, dopo averci provato con il “pasticciaccio brutto” di The 2nd Law, un accozzaglia di pop, funky e dubstep imbarazzante e il ritorno poco convinto alla confort zone del rock con il già citato Drones. Simulation Theory sembra, quindi, essere il manifesto dei nuovi Muse. Un lavoro in cui le melodie riescono a sposarsi bene con arrangiamenti freschi, moderni, di qua potenti e spiazzanti (l’intro di Algorithm è da antologia), di là malinconici e suggestivi (su tutte Something Human e The Void – quest’ultima con un tappeto d’archi da brividi). Ha diviso sin dal primo ascolto, e probabilmente continuerà a farlo, Propaganda brano prodotto addirittura da Timbaland (non nuovo a esperienze con rock band). I pezzi di gran presa non mancano: The Dark Side e Pressure faranno contenti i fan della prima ora e sfracelli dal vivo. Non mancano, però, anche episodi prescindibili come la banale epicità di Get Up and Fight, e Break It To Me, una potenziale hit se fosse stata realizzata dai Daft Punk, non dai Muse. 
 
Insomma, Simulation Theory è il miglior prodotto mai realizzato dai Muse da The Resistance del 2009, un nuovo punto di partenza per una delle band più originali, riconoscibili e sperimentatrici dagli anni zero a oggi. In attesa di ammirarli dal vivo per il nuovo, pirotecnico tour del 2019 che li vedrà suonare anche a San Siro (12 e 13 luglio) e all’Olimpico (il 20 luglio).