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Neil Young

Homegrown
Reprise Records
Un archivio come quello di Neil Young può nascondere se non un tesoro, quantomeno una perla da ascoltare
di Leonardo Follieri
06 Agosto 2020
Sono trascorsi più di quarantacinque anni da quelle registrazioni, ma Neil Young ha deciso di pubblicare soltanto adesso Homegrown.
Il singer-songwriter ha infatti reso pubblico un album rimasto sinora inascoltato. “È il lato triste di una storia d’amore. Il danno fatto. Il dolore. Non riuscivo proprio ad ascoltarlo. Volevo andare avanti” ha dichiarato lo stesso Neil Young, a proposito di questo suo disco, dettato dalla crisi del rapporto, giunto poi alla rottura, con Carrie Snodgress, l’attrice alla quale era sentimentalmente legato all’epoca. Il periodo è quello compreso tra il giugno 1974 e il gennaio 1975, quando registra proprio questo lavoro, reduce dal successo di Harvest del 1972, tanto che Neil Young ha definito Homegrown proprio come “il ponte inascoltato” fra Harvest e Comes A Time. La sua discografia ufficiale sarebbe stata invece caratterizzata da altri album nel mezzo, tra cui quelli della cosiddetta “trilogia del dolore” Time Fades Away, On The Beach e Tonight’s The Night. Non c’era infatti solo la relazione con Carrie Snodgress a complicare il suo periodo, ma anche la grave malattia diagnosticata al figlio Zeke avuto insieme alla medesima attrice, i suoi stessi problemi di tossicodipendenza e le morti di due amici come Danny Whitten, chitarrista e membro dei Crazy Horse, e del roadie Bruce Berry.
 
Dopo Hitchhiker, album inedito del 1976 pubblicato solo tre anni fa, stavolta è giunto dunque il momento di ascoltare Homegrown, un lavoro con sette inediti e cinque brani che invece avremmo ascoltato in album successivi. Trentacinque minuti in totale fotografano quel momento di sconforto per le pene d’amore con tutti i sentimenti contrastanti e inevitabili che si susseguono brano dopo brano.
Si parte dalle strade separate che si intraprendono dopo la fine di un rapporto con Separate Ways e che vengono confermate nella successiva, nonché primo singolo, Try, in cui nel gusto country-folk è racchiusa una frase molto forte come “abbiamo avuto molto tempo per riuscire a stare insieme, se avessimo provato”. Nella stessa Try ci sono anche i cori di Emmylou Harris, che ritroviamo poi nella traccia finale e già nota in un’altra versione, Star Of Bethlehem.
Altri ospiti sono presenti in alcuni brani come Levon Helm alla batteria e Robbie Robertson alla chitarra direttamente da The Band. Quest’ultimo in particolare è chiamato a duettare e a sottolineare l’incedere di voce, chitarra e armonica di Neil Young in White Line, brano che avrebbe assunto in seguito connotati elettrici grazie alle registrazioni con i Crazy Horse.
Florida è invece un brano tutto parlato che suona come una pausa inquieta nell’ambito dell’album, mentre più avanti si distinguono le atmosfere blues di We Don’t Smoke It No More, pezzo per la maggior parte strumentale, dove alla batteria è ospite Karl T Himmel, presente anche nella più rock Vacancy e nella conclusiva, più country e già citata Star Of Bethlehem.
 
Un archivio come quello di Neil Young può nascondere se non un tesoro, quantomeno una perla da ascoltare. Col senno del poi e considerando la sua carriera, sembra una riflessione scontata, ma non lo è pensando a Homegrown.