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Pietruccio Montalbetti

Niente
SAAR Records
Un ritorno nostalgico, tra riflessioni, ricordi e melodie indelebili
di Donato Zoppo
01 Marzo 2018
Pietruccio canta Dylan.
Stupiti? E perché mai. Premesso che quelli della generazione di Montalbetti – classe 1941, coetaneo dunque di Bob – sono cresciuti con note e parole di His Bobness, i più attenti ricorderanno che i Dik Dik si cimentarono con un pezzo dylaniano, tra l’altro portato al successo da Manfred Mann, come The Mighty Quinn, che nel 1968 divenne L’esquimese.
Il Dylan che però stavolta colpisce l’attenzione di una personalità curiosa come il leader dei Dik Dik, sempre in movimento nonostante la lunga esperienza, è l’altro Dylan: Jakob. Quello di Women + Country, per essere più precisi, il disco del 2010 che conteneva Nothing But The Whole Wide World, che Pietruccio trasforma in Niente, scelta anche come titolo del nuovo disco e più in generale come perno intorno al quale far ruotare l’operazione nata negli studi Musica per il cervello, con la partecipazione di Alberto Cimarrusti, Riky Anelli e Francesco Matano.
 
Niente è un disco da affrontare in parallelo ai libri che Pietruccio scrive al ritorno dai suoi viaggi in giro per il mondo. Viaggi nei quali la musica esce elegantemente di scena per lasciare spazio alla ricerca, alla prova con se stesso, alla curiosità della scoperta. Torna di nuovo il pezzo del giovane Dylan, adattato da Pietruccio proprio sulla scorta dei suoi cammini solitari tra montagne, ghiacciai e deserti: «Ho girato il mondo e ho capito che… niente, niente / Navigato fiumi e compreso che... niente, niente» è una onesta dichiarazione programmatica, che prelude inevitabilmente a continue ricerche.
 
Il resto del disco? Una sorta di diario, di tuffo nel passato, tra brani celeberrimi – Senza luce, Lo straniero di Moustaki, l’accoppiata mogolbattistiana Anche per te e L’aquila – e un bell’inedito, che richiama prepotentemente un altro libro di Montalbetti. Quello sulla sua infanzia e giovinezza in via Stendhal, in una Milano ormai scomparsa. Lì vivevano, insieme a Pietruccio, due figure popolari come Ricky Gianco e Cochi Ponzoni: inevitabile coinvolgerli in I ragazzi della via Stendhal, un agrodolce gioco nella memoria.
 
Un ritorno nostalgico, tra riflessioni, ricordi e melodie indelebili.
 
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