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Rolling Stones

Blue & Lonesome
Universal
Gli Stones che fanno il blues come solo loro lo sanno fare
di Leonardo Follieri
09 Dicembre 2016
Un nuovo album per gli Stones fa ancora notizia non solo per la veneranda età raggiunta da Mick Jagger e soci.
Sono sempre gli Stones che fanno il blues come solo loro lo sanno fare e cioè come certi idoli americani che inseguivano più di cinquant’anni fa, ascoltandone le gesta e cercando di riprodurle al meglio, sino a farle proprie e a trovare una propria strada.
 
E allora i Rolling Stones sono tornati alle origini con Blue & Lonesome, album uscito a undici anni di distanza da A Bigger Bang. Il lavoro, prodotto da Don Was, è stato registrato in soli tre giorni ai British Grove Studios di Chiswick, a Londra, e vede il gruppo alle prese con dodici cover blues: ben quattro tra questi sono pezzi di Little Walter compresa la title track (Just Your Fool, Blue And Lonesome, I Gotta Go, Hate To See You Go), mentre sul finale ci sono due importanti omaggi a un altro grandissimo musicista e soprattutto compositore del blues, il contrabbassista Willie Dixon (Just Like I Treat You e I Cant’ Quit You Baby). E proprio nell’ultima cover del disco, oltre che in Everybody Knows About My Good Thing, c’è l’apporto sentito di Eric Clapton, in “versione Slowhand” più che mai, che passava di lì in quanto stava registrando I Still Do, suo ultimo lavoro pubblicato a maggio di quest’anno. L’altro ospite è Jim Keltner alla batteria in Hoo Doo Blues.
 
L’album è disponibile nei formati cd, digitale, doppio vinile e in deluxe edition con cd, mini-book da 75 pagine sul making of dell’album e alcune cartoline della band.
E, qualsiasi sia il formato scelto, Blue & Lonesome va ascoltato, perché, se gli Stones sono diventati quello che sono diventati, lo devono a tutto questo. Lo devono proprio cioè a tutto questo blues, o, per meglio dire, a tutto questo Chicago Blues e a tutta questa musica prodotta dalla Chess Records da loro rispolverata.
In Blue & Lonesome Mick Jagger recita la parte di un primo attore più che formidabile con voce e armonica, ma è protagonista anche la band che ha registrato tutto senza alcuna sovraincisione... e anche perché, in fin dei conti, era nato tutto più o meno così, come spiegava Keith Richards nella sua autobiografia Life (Feltrinelli, 2010): «Se volevi essere un chitarrista, dovevi produrre un sound. E noi volevamo imitare quel sound del blues di Chicago, avvicinandoci il più possibile all’originale – due chitarre, basso, batteria e piano –, perciò ci studiammo tutti gli album mai incisi dalla Chess Records. Il blues di Chicago ci aveva colpito al cuore. Eravamo cresciuti ascoltando quel che ascoltavano tutti quanti, il rock ‘n’ roll, ma ci focalizzammo su quello. Finché eravamo assieme, potevamo fingere di essere neri. [...] Volevamo soltanto essere dei maledetti neri. Per fortuna da quella fase siamo usciti. Ma quello fu l’apprendistato; fu così che nacque la band»... che fa ancora notizia non solo per la veneranda età raggiunta da Mick Jagger e soci, ma soprattutto per come fa il blues.