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Calibro 35

Milano, Alcatraz
11 febbraio 2018
Non più solo una colonna sonora immaginaria del film che ciascuno preferisce o che decide di guardare in quel momento
di Leonardo Follieri
12 Febbraio 2018
Dieci anni fa erano partiti rileggendo in maniera personale le colonne sonore dei polizieschi anni ’60 – ’70. Da lì era possibile creare una colonna sonora immaginaria del film che ciascuno preferiva o che decideva di guardare in quel momento. E spesso tutto ciò bastava o si faceva in modo che bastasse per descrivere i Calibro 35, anche se già non era sufficiente.
 
Calibro 35 è un’idea apprezzata di recente anche da Dr. Dre e da Jay-Z che hanno campionato un gruppo in grado di suonare con i soliti cinque elementi (Massimo Martellotta, Enrico Gabrielli, Fabio Rondanini e Luca Cavina sul palco, Tommaso Colliva alla regia) o in formazione estesa come ieri sera.
La serata inizia con la riproposizione dal vivo di tutto il nuovo album Decade, un riassunto musicale di questi dieci anni, che nel live dell’Alcatraz di Milano si completa con fiati, violino, violoncello, vibrafono e percussioni, proprio come nel lavoro uscito su etichetta Record Kicks lo scorso 2 febbraio.
Il suono di partenza rimane simile a quello di dieci anni fa: citazionista, ma che segue allo stesso tempo una propria strada per poi evolversi.
Il gruppo si fa riconoscere già da Psycheground e SuperStudio, quest’ultimo primo singolo di Decade. E si fa riconoscere per quella compattezza, ma anche per quell’intensità sempre diversa, come nel vintage modernizzato ed elegante di ArchiZoom o nell’austerità mista a tensione di Ambienti e Agogica.
La parte in cui il combo rimane sul palco nella formazione originaria si apre con Space dall’album precedente e a questo punto è come se i vari concept musicali si incrociassero tra loro per formarne uno solo. Il pubblico non manca di tributare applausi alla fine di ogni brano e non dimentica che dieci anni fa iniziò tutto con un brano tipo Notte in Bovisa, uno degli inediti di quel primo lavoro che era stato chiamato semplicemente Calibro 35 e in cui erano state gettate le basi di un progetto consolidato, ma in cui ogni singolo elemento del gruppo dimostra e sa soprattutto di potersi spingere sempre oltre, aggiungendo ogni volta qualcosa di nuovo. La delicata Travelers, brano conclusivo di Decade che ancora mancava in scaletta, chiude il concerto prima del bis con La morte accarezza a mezzanotte, scritta da Gianni Ferrio per il thriller del 1972 di Luciano Ercoli, e già presente nel secondo album del gruppo, Ritornano quelli di... Calibro 35 del 2010.
 
Non è più soltanto la colonna sonora immaginaria del film che ciascuno preferisce o che decide di guardare in quel momento. Calibro 35 significa dedizione totale ad un progetto che cresce continuamente in chiave funk, jazz, rock e altro ancora e fornisce sempre spunti interessanti. E con musicisti che suonano così dal vivo lo si comprende ancora meglio.
 
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