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Hayseed Dixie

Milano, Serraglio
3 marzo 2018
La bluegrass band del Tennessee con il suo rock made in Appalachian Mountains
di Piero Di Battista
04 Marzo 2018
Ieri sera al Serraglio, location della periferia Est di Milano, si respirava un’aria più affine a quella delle Appalachian Mountains. Sensazione esagerata? Forse. Ma è ciò che ha suscitato l’esibizione degli Hayseed Dixie, quartetto del Tennessee attivo dal 2000 che ha pubblicato diversi album, ultimo dei quali Free Your Mind... and Your Grass Will Follow, pubblicato circa un anno fa. Il loro show inizia poco dopo le 22.30, in anticipo rispetto a quanto previsto, cioè alle 23.
I quattro americani, davanti a una discreta affluenza di un pubblico comunque caldo, fanno subito capire dove vogliono andare a parare: il concerto si prospetta divertente e spensierato, merito anche dell’ottima interazione che il cantante John Wheeler ha con il pubblico, che apprezza divertito le citazioni di parolacce in italiano o anche dell’appena accennato coro “Coldplay Sucks!”. Non poteva mancare il loro augurio per la giornata elettorale dell’indomani, sulla quale lo stesso Wheeler ci “rassicura” di non preoccuparci qualora dovesse vincere Berlusconi, perché a loro è andata peggio avendo eletto Trump.
 
Ma alla fine è la musica che ci interessa e difatti i Dixie deliziano i presenti sulle note di classici brani rock, rivisitati in chiave bluegrass o, come loro amano definirlo, "rockgrass"; e fa uno strano quanto divertente effetto ascoltare dal vivo pezzi storici come TNT, Touch Too Much e Highway To Hell degli AC/DC, Rebel Yell di Billy Idol, Walk This Way degli Aerosmith o Love Gun dei Kiss. Brani ovviamente che i presenti conoscono a menadito e che non riescono a non accompagnare i quattro soprattutto nei refrain. Nota di merito sia per la rivisitazione di Bohemian Rhapsody dei Queen, dove è il banjo a “sostituire” quelli che erano gli assoli di Brian May, ma anche per la versione bluegrass di War Pigs dei Black Sabbath, che anche lo stesso Ozzy avrebbe apprezzato, magari senza farcelo sapere. Ma tant’è.
La performance degli Hayseed Dixie dura poco più di un’ora e mezza, e il sentore che aleggia tra le mura del Serraglio è quello di aver assistito a un concerto davvero esilarante; sul palco c’era una band particolarmente ispirata, aiutata anche da un pubblico visibilmente divertito, che faticava a non dimenarsi o comunque ad accennare qualche timido ballo, reggendo una birra in mano, alzandola proprio quando dallo stage veniva proposto un brindisi seguito da un “porco cane!” (ma anche peggio) da parte di Wheeler.
 
Lo show termina con gli Hayseed Dixie che invitano i presenti ovviamente a fare una visita al loro banchetto del merchandising, ma anche a raggiungerli per foto, quattro chiacchiere e, per non farci mancare nulla, per bere qualcosa assieme.
Come non amarli?