Tu sei qui

Marc Ribot Trio

Cinema Nuovo Eden, Brescia
13 Novembre 2014
La Fender Jaguar nelle mani del chitarrista diventa una scatola dei suoni dalle mille sfaccettature
di Giacomo Baroni
14 Novembre 2014
È uno dei musicisti simbolo della scena Downtown di New York. Il suono della sua chitarra è apparso in più di duecento dischi con decine di grandi nomi: tra gli altri Tom Waits, Elvis Costello, John Zorn e persino qualche artista di casa nostra come Vinicio Capossela (ne Il ballo di San Vito e Vinicius).
Stiamo parlando di Marc Ribot, che ieri sera con il suo trio si è esibito al Cinema Nuovo Eden di Brescia, per il secondo appuntamento di quest'anno della rassegna Jazz In Eden.
Il Marc Ribot Trio è il diretto discendente del quartetto Spiritual Unity, mutato dopo la scomparsa del trombettista Roy Campell Jr.. Una band che Ribot aveva creato nel 2004 per reinterpretare la musica del sassofonista jazz Albert Ayler, approfittando del ritorno di Henry Grimes, il suo storico contrabbassista che sembrava sparito nel nulla durante gli anni '70. A completare la formazione Chad Taylor, batterista noto nell'underground di Chicago.
 
Appena entrato, Ribot poggia un orologio da polso ai suoi piedi e una clessidra di legno sopra a un tavolino accanto a lui. Dopo averla girata, dà il via a una performance di musica sperimentale e d'avanguardia con pezzi dal repertorio del trio, di Ayler e John Coltrane. Brani che si susseguono in una marea continua, un incessante gioco di dinamiche alimentato dalla sua chitarra.
I temi si sgretolano per poi espandersi fino a raggiungere un caos convulso, nel quale vengono esplorate tutte le possibilità sonore degli strumenti. Si ricompongono poi tornando verso un'ordinata quiete, fino a lasciare la sola batteria che fa da ponte tra i pezzi, collegandoli.
La Fender Jaguar di Ribot è una scatola dei suoni dalle mille sfaccettature, fatta di rumoristica e schitarrate rabbiose, ma anche di mormorii appena percepibili e melodie delicate o trascinanti. Motivetti conosciuti, temi dalla tradizione americana, suggestioni dalla musica classica e pezzi rock, jazz e blues: tutto viene intrappolato nelle corde per poi venire smembrato e ricomposto in un miscuglio di generi.
 
Uno spettacolo che spiazza e lascia attonito il pubblico, incerto se restare in contemplazione o rompere l’incanto battendo le mani. Tutti i dubbi cessano però alla fine dello show, quando un lunghissimo e sentito applauso saluta la lenta uscita del trio.