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Marillion

Teatro degli Arcimboldi, Milano
4 ottobre 2017
Un live suddiviso tra l'ultimo disco F.E.A.R. e alcuni brani degli anni '90
di Francesco Taranto
05 Ottobre 2017
Abbiamo assistito alla seconda tappa italiana dei Marillion, dopo il concerto di Roma, al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Il tour che li sta portando in giro per l'Europa è denominato F.E.A.R. 2017 ed è chiaramente incentrato sull'ultimo disco, uscito l'anno scorso e dal titolo piuttosto diretto Fuck Everyone And Run (F.E.A.R. appunto).
 
È abbastanza raro ormai vedere una band che esegue per intero l'ultimo disco, ma nel caso dei Marillion è proprio così; tutta la prima parte dello show è composta da F.E.A.R.
Si parte con la suite El Dorado, una canzone con cui, spiega il frontman Steve Hogarth, la band chiede scusa a nome della Gran Bretagna per quanto poco sta facendo sulla crisi dei migranti. Il brano evolve da una introduzione delicata ed acustica (Long-Shadowed Sun) a una ballata melodica (The Gold), fino a farsi sempre più acida ed elettrica nella sezione F E A R.
Uno dei pezzi più riusciti della serata è il singolo Living in F E A R, sul quale Hogarth suona anche il pianoforte e in cui danno il meglio gli ottimi giochi di luce e i video proiettati dietro al palco.
Si prosegue con la lunga suite The Leavers, anch'essa divisa in cinque sezioni distinte che mostrano la straordinaria bravura strumentale dei Marillion, mentre Hogarth descrive la vita di una band, costretta a non restare mai a lungo nello stesso posto.
L'acustica del Teatro è formidabile e la parte che riguarda l'ultimo disco si conclude con i 16 minuti di The New Kings, dedicata ai "potenti della Terra, da Abramovich a Putin", in cui Steve Rothery si esalta con l'assolo di chitarra migliore della serata.
 
Il resto dello show è meno organizzato e più spontaneo, con brani pescati soprattutto dagli album degli anni '90, tra cui spiccano The Great Escape ed Afraid of Sunlight. Hogarth invita addirittura il pubblico a lasciare le sedie per sistemarsi nella zona riservata all'orchestra, mentre la band esegue il classico Easter (dal primo disco della band dopo l'addio di Fish). Quando viene costretto dalla security a chiedere di tornare ai propri posti, il gruppo improvvisa una bella versione di House of The Rising Sun.
Tra i bis colpisce soprattutto la conclusione con la ballata Neverland, che manda a casa un pubblico entusiasta, sempre affezionatissimo e devoto ai Marillion, dopo una serata di grande musica.