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Tedeschi Trucks Band

Milano, Alcatraz
19 marzo 2017
Perché si sa, gli album sono importanti, ma la conferma deve arrivare dal live e, da questo punto di vista, non possono esservi dubbi. Anzi...
di Leonardo Follieri
20 Marzo 2017
Se da una parte la Allman Brothers Band si è sciolta, dall’altra Derek Trucks (nipote del compianto batterista fondatore del medesimo gruppo, Butch Trucks) va avanti già ormai da qualche anno con la sua Tedeschi Trucks Band.
Sua e della moglie Susan Tedeschi, come indica il nome stesso.
 
Ieri sera un Alcatraz partecipe e affascinato dal collettivo di musicisti ha assistito a un live dai sentimenti funky, rock, blues, country, soul e non solo.
Le due chitarre elettriche di Susan e Derek e la voce roca e suadente della stessa Susan hanno guidato un messaggio già di per sé ottimo negli album.
Il 17 marzo la Tedeschi Trucks Band ha pubblicato tra l’altro Live From The Fox Oakland, secondo lavoro live, proprio mentre è in tour in Europa. Proprio mentre anche il pubblico italiano l’ha potuta ammirare dal vivo prima di proseguire con i prossimi concerti in programma in Germania.
Perché si sa, gli album sono importanti, ma la conferma deve arrivare dal live e, da questo punto di vista, non possono esservi dubbi. Anzi.
Dal ritmo sostenuto di Made Up Mind, brano che dà il titolo all’album del 2013, si passa a ballad come Isn’t It A Pity (pezzo di George Harrison che compare in due versioni differenti nel suo triplo album del 1970 All Things Must Pass) e Do I Look Worried.
Ma qui siamo già quasi a metà scaletta. E più dei singoli brani conta soprattutto la compattezza che riesce anche a scomporsi in momenti di jam e di solo suddivisi via via tra i musicisti sul palco.
Da apprezzare anche l’omaggio a B.B. King con How Blue Can You Get, ma predomina in generale un’energia memorabile che diviene essa stessa sound, groove, attitudine, presenza scenica...
 
«Questo è quello che sento nella musica del nuovo album la sensazione che stiamo dando il 100% del nostro potenziale come gruppo, senza guardarsi indietro, ognuno contribuendo al massimo delle proprie capacità» diceva Derek Trucks a proposito di Let Me Get By, album del 2016 e anche titolo del brano con cui il gruppo ha terminato il concerto prima dei bis. E si può dire lo stesso per quanto riguarda ciò che si è ascoltato ieri dal palco con Derek Trucks (chitarra elettrica), Susan Tedeschi (chitarra elettrica e voce), Kofi Burbridge (tastiere e flauto), Tyler Greenwell (batteria e percussioni), J.J. Johnson (batteria e percussioni), Tim Lefebvre (basso), Mike Mattison (cori), Mark Rivers (cori), Alecia Chakour (cori), Kebbi Williams (sax), Elizabeth Lea (trombone) ed Ephraim Owens (tromba).
Dodici in tutto, ognuno col suo meritato e imponente momento di gloria a seconda dei pezzi.
Dodici, di cui due batteristi, proprio come certe formazioni della Allman Brothers Band.
Un modo per andare avanti forti dell’esperienza e nel rispetto delle tradizioni di famiglia.
 
Alla prossima (speriamo presto)...
 
 
Scaletta concerto:
Laught About It
Anyday
Don’t Know What It Means
The Letter
Made Up Mind
Isn’t It A Pity
Do I Look Worried
Get What You Deserve
Bound For Glory
How Blue Can You Get
Midnight In Harlem
Lefebvre’s Favbrits
Let Me Get By
 
Bis:
Right On Time
Had To Cry Today