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Angeli Perduti del Mississippi

Fabrizio Poggi
Meridiano Zero
Tutti i termini, i protagonisti, le espressioni e le suggestioni del blues dalla A alla Z. Anzi: dall'Alabama allo Zydeco
di Leonardo Follieri
16 Novembre 2015
Sembra un dizionario ragionato, ma di fatto le singole voci si possono estendere sino a diventare corposi paragrafi o addirittura veri e propri capitoli, in modo da formare un libro per appassionati e non, ma anche un racconto delizioso di quello che era, è e sarà sempre il blues.
 
Luoghi, personaggi e parole spesso presenti nel semplice linguaggio parlato costituiscono ormai un vero e proprio marchio di fabbrica per un genere musicale sempre vivo.
Ed è questa senza dubbio l'essenza di Angeli Perduti del Mississippi, qui aggiornato con nuovi aneddoti e curiosità e soprattutto con nuove foto per fornire così un quadro il più ricco possibile.
Tra le sorprese più importanti per il lettore ce n'è una riguardante Bob Dylan: tra le circa 250 pagine ce ne sono infatti addirittura 23 dedicate al menestrello di Duluth e al suo rapporto con il blues.
Lo studio certosino del genere cede spesso il passo a una narrazione pacata, ma vicina il più possibile ai luoghi in cui il blues si è sviluppato.
E ancora c'è un paragrafo che si intitola Jimi Hendrix, Robert Johnson e il blues, a voler sottolineare i tanti punti in comune tra due leggende e la musica del diavolo, così come c'è la voce Robert Johnson, dove oltre alla "solita" storia che alimenta costantemente il mito, trova spazio una lunga riflessione sulla misteriosa e controversa "terza foto" del bluesman.
 
Non c'è solo blues, ma c'è anche tanta apertura, sebbene ovviamente tutte le storie legate all'origine del genere caratterizzino la parte più importante del libro.
Ma il messaggio più importante che Fabrizio Poggi trasmette con il suo lavoro è senza dubbio quello che si legge sul muro di un vecchio negozio di dischi del Mississippi: «Chi non ama il blues ha un buco nell'anima».