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Ladri di canzoni

Michele Bovi
Hoepli
Il plagio musicale: una materia lunga almeno duecento anni e con una casistica in continua evoluzione. Di questo parla il nuovo libro di Michele Bovi
di Leonardo Follieri
11 Novembre 2019
In piena epoca di social network sembra si siano moltiplicati i casi di plagio musicale, ma in realtà sono spesso soltanto gli utenti che mettono a confronto i brani e cercano di smascherare a tutti i costi l’atto del copiare un’opera dell’ingegno, generando commenti e discussioni di ogni tipo. Il plagio, come noto, ha in realtà un suo fondamento giuridico e il nuovo libro di Michele Bovi, Ladri di canzoni, raccoglie proprio duecento anni di cause nei Tribunali di tutto il mondo e in vari gradi di giudizio.
 
Il volume del giornalista e autore televisivo, che ha ricoperto inoltre diversi ruoli anche da dirigente all’interno della Rai e che ha spesso ideato programmi legati al plagio musicale, è suddiviso in un originale ordine alfabetico: in alcuni capitoli vengono trattati infatti casi specifici più e meno noti, da My Sweet Lord di George Harrison, alla lunga lite giudiziaria tra Al Bano e Michael Jackson, giusto per fare due esempi; in altri si preferisce trattare il plagio legato ad altri aspetti collegati alla musica, come quello delle copertine dei dischi nella sezione Cover o quello di artisti somiglianti o chiaramente ispirati ad altri nella sezione Cloni.
Si tratta di vicende spesso lunghe e complesse e tante volte è il successo e la visibilità (ottenuta o potenziale?) che diventano pretesto per trascinare gli autori nei Tribunali: si pensi a tal proposito al Festival di Sanremo che ha un ampio spazio all’interno delle oltre 300 pagine del libro e che nei periodi di minor interesse e in cui ha avuto meno seguito “non si è prolungato” per vie legali. All’inizio di ogni sezione è presente una sintesi dei punti che hanno caratterizzato la vicenda giudiziaria e all’interno di ognuna si possono leggere le dichiarazioni principali dei protagonisti e soprattutto i titoli dei brani oggetto della causa messi a confronto, in modo da poterli facilmente rintracciare per un ascolto personale. Completano il lavoro le illustrazioni di Francesco Barcella, Sara Castillo, Celine Masutti e Alex Portera, giovani artisti diplomatisi alla Mohole, scuola di Cinema, Comunicazione e Storytelling di Milano.
 
In duecento anni le cause sono state tante, forse troppe, e non riguardano solo il pop o il rock, ma anche la musica classica, e spesso sono trascorsi tanti anni per giungere alla sentenza definitiva in merito a una casistica comunque ampia e che si è evoluta nel tempo. Nell’introduzione dello stesso autore (le altre sono dell’avvocato Giorgio Assumma e di Maurizio Costanzo) si prova anche a fornire delle soluzioni per ridurre le cause legate al plagio, come per esempio quella di costituire una commissione formata da musicisti e altri addetti ai lavori. La proposta era stata concepita nel 2005 nel corso della presentazione di un altro libro di Michele Bovi riguardo al tema, Anche Mozart copiava, e anche Burt Bacharach, a sua volta protagonista di alcune vicende giudiziarie per plagio, aveva suggerito caldamente una simile idea nel 2017.
Si tratta comunque di una materia complessa, oggetto di saccheggi consapevoli quando non c’era una regolamentazione forte, e ampliata da una casistica dove i precedenti si trasformano spesso in unicum e non in giurisprudenza da applicare per le volte successive in modo concreto.
Sempre nell’introduzione si riflette su come a volte sia impossibile non ripetere alcune formule musicali ormai consolidate. D’altronde, secondo una celebre massima riportata anche in Ladri di canzoni, “i bravi artisti copiano, i grandi rubano”: una definizione attribuita e adattata a seconda dei casi ad Oscar Wilde, Pablo Picasso, Igor Stravinskij, William Faulkner, William Henry Davenport Adams, Thomas Stearns Eliot e a Paul McCartney. Curioso che proprio una frase sul plagio sia di dubbia origine e nessuno ne abbia mai rivendicato la paternità.