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The Who, “Tommy”

Gli insegnamenti di Meher Baba incontrano il talento grafico di Mike McInnerney
Di Leonardo Follieri
19 Dicembre 2013

«Decisi che Mike McInnerney sarebbe stato il primo a sentirlo. Insieme a lui avevo passato molto tempo cercando idee per le musiche di Tommy e immaginando il modo in cui Mike le avrebbe completate con le sue illustrazioni. Nei suoi insegnamenti Meher Baba diceva che la vita, così come la conosciamo, non è che “un’illusione dentro un’illusione” e Mike partì da questa prospettiva per creare l’artwork dell’album. Il fronte e una delle ali interne della copertina mostravano una griglia aperta attraverso cui gli ascoltatori passavano per raggiungere la musica all’interno».

Sono parole tratte dall’autobiografia di Pete Townshend Who Am I? (Rizzoli, 2013) per descrivere l’artwork di Tommy, la prima vera opera rock della storia (o comunque la prima ad essere “più conosciuta”, visto che già i Pretty Things con S. F. Sorrow e i Kinks con Arthur si erano cimentati in tale genere inconsueto fino ad allora per il rock). Autore della copertina è, come dice lo stesso chitarrista, Mike McInnerney.

Dopo aver abbandonato gli studi di graphic design al London College Of Printing – ora London College Of Communication – McInnerney nel 1966 assume la carica di art editor del quotidiano della controcultura International Times e nel 1969 inizia a lavorare alla copertina di Tommy, dopo aver introdotto Pete Townshend agli insegnamenti di Meher Baba. Il messaggio spirituale del guru indiano è ben presente nell’opera e nella copertina, e sia il chitarrista che il grafico tentano di trasmettere il suo messaggio attraverso Tommy, soprattutto a seguito della scomparsa di Baba, avvenuta il 31 gennaio 1969 (l’album sarà pubblicato il 23 maggio dello stesso anno). «Il nome di Baba doveva apparire nelle note di copertina? Alla fine decidemmo di sì, ma solo come “avatar”», ricorda Townshend nell'autobiografia.

La cover è caratterizzata da una sfera di colore azzurro simile a una gabbia con alcune aperture quadrate, e all’esterno sono visibili nuvole e colombe. Sul retro invece predomina il nero squarciato da un pugno e “intervallato” da altre colombe.

Anche all’interno del libretto sono presenti alcune immagini altamente simboliche, in cui la presenza di Tommy si avverte soltanto in una sorta di spazio infinito. L’oppressione da cui il giovane cerca di liberarsi sembra sempre più un miraggio: l’aver assistito all’omicidio dell’amante della madre da parte del padre di ritorno dalla Prima Guerra Mondiale (a seguito del quale diventa cieco, muto e sordo) e l’aver subito gli abusi dello zio e gli atti di bullismo del cugino lo rendono sempre più isolato.

Tornando alla copertina e alla sfera, in alcune edizioni di Tommy sono presenti anche i membri del gruppo sotto forma di ritratto in bianco e nero e messi ancor più in risalto dalla loro presenza all’interno delle fessure centrali.

«L’artwork di Mike McInnerney fu un trionfo», sostiene Townshend in Who Am I?. «Aggiungeva mistero eppure sapeva spiegare i concetti, una combinazione apparentemente impossibile. Una volta stampata, la copertina si rivelò un oggetto meraviglioso, oltre che un ottimo veicolo dei contenuti».

Tante sono state le riedizioni di Tommy, uscito inizialmente in formato doppio album. L’ultima in ordine di tempo (di cui si è parlato su JAM 207 di novembre/dicembre) è stata pubblicata lo scorso 12 novembre ed è una riedizione deluxe contenente il disco originale, un cd con venti demo tratti dagli archivi di Townshend e la performance dal vivo dell’opera registrata il 17 ottobre 1969 al Capital Theatre di Ottawa, Canada. L’edizione super deluxe invece contiene anche un nuovo mix 5.1 surround su Hi Fi Pure Audio Blu-Ray e un libro di 80 pagine con foto, memorabilia, note bio-discografiche di Richard Barnes e il facsimile di un poster promozionale di Tommy.