Adagiata sulle rive del Lago Champlain, Burlington è un’elegante cittadina turistica del New England. La natura, come in tutto lo stato del Vermont, è rigogliosa: il ‘verde dei monti’ da cui la regione prende il nome si specchia nelle acque del lago e dei fiumi circostanti tra picchi nevosi e cieli limpidissimi che trasformano questo sperduto lembo di terra del Nord-Est americano in un vero e proprio paradiso per amanti della vita all’aria aperta.
A movimentare le giornate di quella che potrebbe essere soltanto un’altra bella ma noiosa capitale della provincia americana ci pensano i giovani: un terzo della popolazione di Burlington è infatti formata dagli studenti della University Of Vermont. Tra essi, all’inizio degli anni 80 ci sono quattro ragazzi che si ritrovano uniti dalla comune passione per la musica. Così il Redstone Campus prima e il Goddard College poi vedono gli esordi di un quartetto destinato a cambiare gli standard dei concerti rock americani. Paradossalmente il loro spettacolo d’esordio (1983) è un fiasco. Si presentano con il nome di Blackwood Convention. La formazione è uguale a quella attuale con una differenza: Jeff Holdsworth suona la chitarra e non ci sono tastiere. Lo show dura poco: il pubblico li fischia e li fa scendere dal palco, meglio ascoltare la radio!
Un anno dopo, cambiano il nome in Phish, danno il loro primo concerto alla Slade Hall dell’Università e di lì a poco si esibiscono in città insieme all’amico vocalist Steve Pollack meglio conosciuto come The Dude Of Life: suonano al piano superiore del locale di Nectar Rorris a Main Street. Il ristorantino di Nectar è il punto di ritrovo preferito della band (che gli dedicherà il terzo e forse miglior album di studio, A Picture Of Nectar).
Il gruppo intanto inizia a tenere sempre più spesso concerti nei campus universitari. Nel 1986 Holdsworth lascia la band: da un annetto, intanto, il tastierista Page McConnell fa già parte del gruppo. La line-up diventa così quella di oggi.
Nel frattempo a Burlington, altri due personaggi curiosi, Ben Cohen e Jerry Greenfield, iniziano a far parlare di sé. La loro idea è semplice e lineare come tutte le cose geniali: si inventano una catena di gelaterie con un approccio ecologista e una filosofia anni 60. Il logo (Ben & Jerry’s) è carino e colorato, i gelati sono deliziosi e quell’immagine alternativa è di gran moda. Ben & Jerry’s Ice Cream diventa una trovata miliardaria: i gusti ‘Cherry Garcia’, ‘Wavy Gravy’ e il successivo ‘Phish Food’ (una specie di stracciatella) diventano i preferiti dei nuovi hippie così che il Ben & Jerry posizionato all’incrocio di Haight-Ashbury a San Francisco si trasforma in una macchina per far soldi. I Phish devolvono le royalties dei gelati ad una organizzazione che tutela l’ambiente nel lago Champlain.
Quando esce l’album di debutto (Junta) nel 1988 la band ha già consolidato la propria immagine artistica quasi esclusivamente concentrata sulle performance dal vivo basate sull’improvvisazione, sull’eclettismo stilistico (in repertorio brani che spaziano dal jazz al bluegrass, dai ritmi caraibici alle ballate folk-rock, dal funk al rock psichedelico), sulle sorprese in concerto: nessuno spettacolo dei Phish è infatti uguale a quello precedente.
I loro dischi non vendono molto ma i loro show sono sempre sold out: per questo la Elektra nel 1990 li mette sotto contratto.
Il resto è ormai storia nota.
Dal 1992, partecipando al festival itinerante HORDE organizzato dai Blues Traveler, il gruppo vede crescere la propria popolarità a dismisura. Carovane di giovani hippie identificano in loro gli eredi dei Grateful Dead, li seguono ad ogni concerto, si scambiano le registrazioni live, vivono in ‘pace & amore’ come i loro genitori trent’anni prima.
E così, quando nell’agosto del 1995, Jerry Garcia abbraccia nuovamente Janis Joplin, i Phishead sono l’alternativa migliore al colorato mondo dei Deadhead. D’altronde, con le dovute differenze di stile ed epoca, i Phish incorporano la stessa filosofia che ha reso leggendari i Grateful Dead: live show come momento di massima espressione artistica, espansione del pensiero e superamento della forma, improvvisazione, sperimentazione.
In più, coinvolgimento attivo di tutti i partecipanti all’organizzazione della band e rispetto assoluto per il pubblico. In questo modo, il gruppo si guadagna una fedeltà assoluta ed un affetto incondizionato: i quattro Phish possono camminare tra il pubblico senza essere assaliti dai fan o addirittura costruire assieme a loro una piccola Tour Eiffell, come capitato nel mega-raduno di Limestone nell’ultima data del tour estivo del 1997.
In più, da qualche anno, nella notte di Halloween, i Phish organizzano uno spettacolo speciale nel quale rifanno pari pari alcuni degli album epocali della storia del rock: dal White Album dei Beatles a Remain In Light dei Talking Heads, da Quadrophenia di The Who a Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd.
Che dire infine dello show di fine millennio organizzato nella riserva indiana Seminole di Big Cypress in Florida dopo che i fan avevano insistito nel cancellare i due concerti originariamente previsti nell’isola di Maui, nelle lontane e costose Hawaii?
“È stata un’esperienza davvero speciale”, ci racconta Page McConnell, “non avrebbe potuto esserci un inizio d’anno migliore. Abbiamo suonato due sere di fronte a 75.000 persone. La notte del millennio, abbiamo iniziato a mezzanotte e terminato intorno alle otto del mattino. Abbiamo trascorso momenti toccanti, pieni di profonda spiritualità. Un evento indimenticabile.”
“I concerti dal vivo”, continua Page, “sono senz’altro l’ambito più naturale per la band. Per questo abbiamo deciso di registrare Farmhouse in uno studio che non è uno studio. Ci siamo recati vicino a Burlington, dove tutti noi ancora oggi viviamo, in un vecchio granaio ristrutturato di proprietà di Trey. Adattare il tutto, compresa l’installazione delle macchine per la registrazione, ha portato via moltissimo tempo. Una volta a posto, abbiamo iniziato le registrazioni con John Siket come fonico e Bryce Goggin come produttore. Tutte le dodici canzoni dell’album sono state scritte da Trey, a volte in collaborazione con Tom Marshall. Abbiamo iniziato a registrare alla fine del tour autunnale. Siamo andati avanti per sei settimane. Dopo il tour natalizio ci siamo ritrovati per il ‘dub’ delle voci e per il missaggio. Non registrare in uno studio convenzionale è stato per noi importante. Ci siamo trovati a nostro agio, senza subire né pressioni particolari né deadlines stressanti. In più, ci sembrava di stare a casa e l’atmosfera credo abbia contribuito alla creazione di uno suono naturale. Come sempre, il processo creativo è stato collettivo: tutti abbiamo collaborato alla messa a punto di ogni brano.”
Farmhouse (titolo emblematico in quanto i membri del gruppo vivono tutti in campagna) è un ottimo album di canzoni, vario eppur equilibrato. L’unico difetto è la mancanza di quell’energia speciale, di quelle atmosfere così particolari che i Phish riescono a produrre in concerto e che nessun produttore, finora, è riuscito a catturare su nastro. “Secondo me”, ribatte però McConnell, “questo album è il primo lavoro in studio che coglie l’essenza del gruppo in concerto. La band era completamente rilassata: siamo entrati nel granaio di Trey, abbiamo attaccato la spina e suonato come fossimo sul palco di fronte ai nostri fan.”
Già, i loro fan. Come commenteranno i Phisherpholk le ultime notizie sulla band che curiosamente coincidono con la fine dell’altro mito di Burlington?
Dopo anni di tentativi inutili, oggi una multinazionale (la Uni-Lever) ha assorbito il marchio Ben & Jerry proprio mentre si è venuto a sapere che il fiscalista dei Phish, Dana Giacchetto, è stato incriminato per frode: pare abbia sottratto ai suoi clienti (tra i quali le stelle hollywodiane Leonardo Di Caprio, Matt Damon e Cameron Diaz, nonché le rock star Michael Stipe e Smashing Pumpkins) qualcosa come 12 miliardi di lire. Questo un paio di giorni dopo che la band aveva sbancato il prestigioso Radio City Music Hall di NYC con biglietti che qualche fan intraprendente vendeva a un milione cadauno.
Non molto in linea con la filosofia hippie, anche perché qui, come per i Grateful Dead, si parla di un giro di affari annuo di centinaia di miliardi…
Ma a questo (e ai rapporti amichevoli del gruppo con il senatore Repubblicano Jim Jeffords) è meglio non pensarci: ascoltiamoci la musica rigenerante dei Phish e registriamo il fatto che Burlington, Vermont, è l’unica città nel mondo in cui la squadra di baseball ha una maglietta tie-dye, dove l’inno nazionale viene rigorosamente suonato da una Fender Straocaster bianca e dove ogni anno c’è un concorso per il sosia di Jerry Garcia. E continuiamo a sognare.
