15/05/2013

Per Ruggeri il rock non passa di moda

Concerto “intimo” ai Magazzini Generali, da “Frankenstein” ai classici di sempre

Cambiare idea è lecito. Qualcuno arriva a dire che solo i cretini non lo facciano mai. Evidentemente Enrico Ruggeri ha cambiato idea. L’anno scorso, parlando dell’album di autocover fatto con giovani virgulti della scena italiana, di fronte al limitato interesse per i pezzi di una certa sua fase della carriera, quella rock di inizio anni 90, aveva commentato che “quel genere di rock è invecchiato peggio del punk e della new wave”.
Un anno dopo Enrico sembra averci ripensato oppure ha deciso di realizzare una sua personale operazione di svecchiamento. Perché in quel rockettone robusto, pur privato degli orpelli e dei contorni di quegli anni (i capelli lunghi, i giubbotti di pelle, Schiavone con i pantaloni “rigatini” heavy metal…) ora ci è immerso, a partire dal sound del nuovo album Frankenstein. Anzi, rispetto ad allora lo spazio delle tastiere si è contratto a favore delle chitarre. Ai Magazzini Generali di Milano più che un vero concerto sembra una prova generale tra amici o un party (quasi) esclusivo per lanciare il nuovo lavoro. Pubblico abbastanza nutrito (in proporzione al posto), con percentuale bulgara di amici e invitati: Ale&Franz (che con Ruggeri faranno la seconda parte del tour), luise corna, alberti patrucco, evaristi beccalossi, critici musicali à la page e conduttori televisivi, si mescolano a die hard fan della prima ora venuti persino dalla Svizzera e a claque scatenate di ragazzini inneggianti al bassista Fabrizio Palermo. Il gruppo è quello con cui Ruggeri gira l’Italia ormai dal 2008 e, come tale, è più che rodato. Dal nuovo concept viene presa una robusta selezione che costituisce la spina dorsale del concerto, su cui si innestano, prima timidamente e poi come un treno in corsa, i classici di sempre, con arrangiamenti spesso ritoccati per renderli affini al repertorio più recente. Che il nuovo guardi a un certo passato è confermato dal ripescaggio in scaletta di alcuni pezzi come Ti Avrò, Bianca Balena e La donna vera che ultimamente avevano ceduto il passo e che oggi sono molto affini alle nuove canzoni. E poi ancora Rock Show, Punk, Poco più di niente. I momenti per tirare il fiato finiscono per essere davvero ridotti (e qualcuno anche scontato: per quanto ancora “Quello che le donne non dicono”?). Per il resto l’onda d’urto che arriva dal palco va plasmandosi con il passare del tempo e l’atmosfera nel locale diventa rovente, al punto che pure le pareti sembrano sudare. Finale tanto telefonato quanto travolgente con Vivo da re, Contessa, Polvere e Mistero, un’infilata dove l’inserimento del nuovo singolo Diverso dagli altri sembra quasi una provocatoria profonazione, ma l’effetto è invece piacevole. Nuovo corso o rispolverata di vecchi amori poco importa, Ruggeri sembra divertirsi e il pubblico con lui: il mostro ha preso vita.

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