23/03/2007

Blind Boys Of Alabama

Go Tell It On The Mountain – Real World/Virgin

L’idea, a prima vista, non è entusiasmante né tanto meno originale: realizzare un disco con brani gospel legati alla natività. Fin dal primo ascolto ci si rende però conto che la classe e l’intensità con cui i Blind Boys Of Alabama interpretano e spesso stravolgono alcuni classici come Silent Night, White Christmas o Joy To The World non sono convenzionali e rappresentano anzi un tuffo nei più profondi meandri dell’anima nera che fa, senza mezzi termini, venire la pelle d’oca.

I Blind Boys, inoltre, secondo una consuetudine che sta sempre più prendendo piede per le grandi star (vedi B.B. King, John Lee Hooker e altri ancora), decidono di intrecciare collaborazioni in dieci delle dodici tracce presenti nell’album. Gli ospiti non sono personaggi qualsiasi, ma artisti che corrispondono a nomi storici come Solomon Burke, Aaron Neville, Mavis Staples, Les McCann, Tom Waits, Richard Thompson, Chrissie Hynde, Me’Shell Ndegéocello, Michael Franti e altri. Il risultato è il rifacimento di ogni brano classico o tradizionale a misura delle caratteristiche di ciascun ospite, che rende il disco molto originale pur mantenendo un’ovvia omogeneità. Basta, del resto, ascoltare Little Drummer Boy con le incursioni elettriche di Michael Franti; Away In A Manger, trasformato in blues da George Clinton e Robert Randolph; Joy To The World resa in puro stile gospel da Aaron Neville con la sua tipica voce in falsetto; e Born In Bethlehem, resa invece dalla voce solista di Mavis Staples che emerge dal classico coro, per capire quanto sia ampio il ventaglio espressivo e permetta a ciascuno di emergere con la propria personalità. I Blind Boy Of Alabama si concedono senza interferenze solo il traditional Last Month Of The Year che apre il disco e il classicissimo Silent Night che lo chiude. A dare una mano nei pezzi che richiedono una strumentazione a loro generalmente aliena ci pensano Duke Robillard, John Medeski, Michael Jerome e lo stesso Danny Thompson.

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Voto: 8
Perché: i Blind Boys riescono nell’impresa di trasformare un repertorio noto e spesso melenso in un disco originale e pieno di pathos.

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