Partito oltre un anno fa da Boston, e rotolante in Europa da giugno, il tour Licks è, nelle sue club dates, l’avverarsi del sogno di tanti rocker. In un teatro da milleseicento posti non hanno infatti diritto d’asilo né maxischermi, né altre esche visuali da applausi. A questo livello, lo status di greatest rock band in the world può essere difeso solo suonando come se fosse l’ultimo concerto della propria carriera. Così, Sir Mick e la sua banda, nella notte di Marte mai tanto vicino alla Terra, hanno ricordato alle new entry delle sette note che la strada verso l’eccellenza è irta e lunga, almeno finché loro saranno in servizio.
Con il frontman avvolto da una t-shirt rosa sovrastata dall’autocelebrativa scritta “Jagger”, i quattro partono sgommando: Jumpin’ Jack Flash, Live With Me e Hand Of Fate. Fugato ogni dubbio sulle corde vocali di Rubber Lips, reduce da un’influenza che aveva fatto saltare due serate, tocca a Ronnie Wood mostrare che la Guinness è ormai un ricordo. Lo fa pennellando elegantemente alla slide su una calorosissima No Expectations e sono applausi. Charlie Watts salta all’occhio per il drumming più percussivo che in passato, mentre Richards scopre l’ebbrezza della chiacchiera con i fan delle prime file (anche se alcune voci volevano oltre mille biglietti andati ai vip di turno).
La raffica di cover inanellata a metà show (Everybody Needs Somebody To Love, That’s How Strong My Love Is, Going To A Go Go e The Nearness Of You di Hoagy Carmichael, cantata da Keith) fa storcere qualche naso, ma è un omaggio alle radici e come tale va preso. Il concerto torna comunque su binari noti per il finale. Da Honky Tonk Woman a Satisfaction, passando per Start Me Up, Tumbling Dice e Brown Sugar. Soho non è più quella dei Sixties, ma ai quattro sessantenni decollati da Oxford Street è riuscito l’ennesimo miracolo: far respirare nuovamente, per una sera, l’atmosfera spazzata via da spacci di sandwich senz’anima e sexy shop al neon fluorescente.
