15/05/2007

Sonny Landreth

Grant Street – Sugar Hill/Ird

Lui è probabilmente uno dei musicisti meno stimati del pianeta ma anche uno dei più geniali.” Parola di Eric Clapton, uno che di chitarre se ne intende. E sono parole sacrosante, perché Sonny Landreth è l’ultimo genio della chitarra, seppure suonata in versione slide, uno che sta di diritto insieme ai mostri sacri, si chiamino Jimi Hendrix o, appunto, Eric Clapton.

Il suo amore per le radici, specie quelle della sua natia Louisiana, il carattere schivo e l’incapacità a essere commerciale lo hanno reso uno che solo gli intenditori amano, ma tant’è. Questo suo cd dal vivo è uno showcase del suo talento al fulmicotone. Registrato alla Grant Street Dancehall di Lafayette, borgo alle porte di New Orleans (il locale era un mercato ortifrutticolo e aprì le porte alla musica nel lontano luglio 1980; vide Sonny Landreth esibirsi proprio come opener di quell’inaugrazione con il suo gruppo di allora, i Red Beans & Rice, e come accompagnatore del re dello zydeco Clifton Chenier), è per il chitarrista una sorta di ritorno a casa: “Per la prima volta nella mia vita”, racconta, “avevo la possibilità di aprire gli show di tanti dei miei eroi, come Ray Charles, B.B. King, Muddy Waters, John Lee Hooker. Questo disco è il tentativo di catturare la spontaneità che accade nel ‘calore’ del momento. E non avrei potuto trovare un posto più caldo per registrare”, dice Landreth.

Con lui solo basso e batteria e sin dall’iniziale Native Stepson, uno strumentale, sembra davvero di tornare ai giorni ‘caldi’ quando la musica era spontaneità, improvvisazione, passione.

L’approccio di Landreth è assai diverso da quello di Ry Cooder, per intenderci: grazie a una tecnica essenzialmente fingerpi-cking il musicista è in grado di creare un effetto sonoro “multistrato”, quasi ci fosse una coppia di slide in azione. E poi i riferimenti a Hendrix si sprecano. Il blues downhome Broken Hearted Road, ad esempio, è indicativo.

Altrove lo swamp tipico della Louisiana con la giusta dose di ‘zydeco feeling’ prende piacevolmente il sopravvento, come in Gone Peacan o nella irresistibile U.S.S. Zydecoldsmobile, una vera festa, ma quello che sorprende di Landreth è la capacità di spaziare nelle atmosfere musicali più diverse: Port Of Calling sembra uscire da un film di Quentin Tarantino mentre nella classica Blues Attack (ma anche in All About You) rivive il miglior jumpin’ blues della Allman Brothers Band.

Riportando tutto a casa nel finale: gli oltre sei (torrenziali) minuti di Pedal To Metal e i dieci di Congo Square, dove tutto sembra possa accadere, dovrebbero essere scelti come inno nazionale dello Stato della Louisiana.

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Voto: 8
Perché: Sonny Landreth non è solo un formidabile chitarrista. Il suo approccio musicale è capace di racchiudere uno spettro sonoro amplissimo, passando attraverso blues, zydeco, psichedelia e tantissimo rock’n’roll.

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