15/05/2007

Rage Against The Machine

Live At The Grand Olympic Auditorium – Epic/Sony

Avete mai visto morire una rock band? Voglio dire, avete mai assistito o almeno ascoltato l’ultimo concerto del gruppo che amavate tanto? Live At The Grand Olympic Auditorium è proprio questo: una sintesi degli ultimi due show tenuti dai Rage Against The Machine a Los Angeles, il 12 e 13 settembre 2000, poco prima del rompete le righe. Si sa com’è andata a finire: il cantante Zach de la Rocha ha registrato alcune canzoni per un disco solista che tarda a venire alla luce; i tre musicisti del gruppo hanno fondato gli Audioslave con Chris Cornell, suscitando grande interesse e un po’ di nostalgia, ma anche molte critiche.

Quelle due sere di settembre le cose erano diverse e lo si capisce dai settantuno minuti di questo live. Il quartetto aggredisce letteralmente il pubblico con un repertorio felicemente sbilanciato sul primo e sull’ultimo album (ben cinque brani sono tratti dall’esordio del ’92 Rage Against The Machine, su tutti Bullet In The Head e Killing In The Name, altri sei sono presi da The Battle Of Los Angeles del 1999). La registrazione – particolarmente grezza, ai limiti del bootleg: ma dove sta la produzione di Rick Rubin? – trasmette la carica d’aggressività espressa sul palco dal gruppo. Tom Morello è scatenato, superbo nei riff, prezioso nelle rifiniture, unico quando cava dalle sue chitarre suoni fuori dall’ordinario – ascoltate i fischi che s’inventa come back up di Calm Like A Bomb. Tim Commerford e Brad Wilk riempiono ogni spazio e donano dinamicità alle canzoni. Zach riesce a rendere varia e accesa la performance. Ci sono anche due cover destinate ad essere incluse in Renegades del 2001: la discreta I’m Housin’ degli Epmd, cupa e piena di stop and go, e Kick Out The Jams degli MC5, che però non ha l’impatto che ci aspetterebbe da quella canzone e da questo gruppo, nonostante il solo ultradistorto di Tom e il basso roboante di Tim. C’è una sola rarità, se così vogliamo chiamarla: una versione della No Shelter originariamente inclusa nella colonna sonora del brutto film hollywoodiano Godzilla. Il disco si chiude con una versione fiume di Freedom, dal finale incandescente.

Tutto bello? Non esattamente. Rispetto alle rispettive versioni in studio, alcune canzoni difettano di velocità e dinamica. Se è vero che parte dell’impatto dei Rage Against The Machine stava nel sound tagliente e aggressivo, nei suoni pazzeschi che Morello tirava fuori dalla chitarra, nella botta che colpiva lo stomaco, questo live può risultare una parziale delusione: il suono dell’album è decisamente impastato e se da un lato dona al live il fascino del documento grezzo, dall’altro non permette di apprezzare appieno la performance dei tre musicisti. Ma Live At The Grand Olympic Auditorium è comunque un documento di una band di cui ci ricorderemo anche fra vent’anni.

Ora che è tutto finito, Morello, Commerford e Wilk hanno preso le distanze dagli slogan dei Rage. Potrebbe essere il momento giusto per ripensare in chiave critica all’impatto politico del gruppo, un aspetto centrale nell’esperienza del quartetto. Col loro vocabolario fatto di frasi da manifestazione sindacale, con la loro retorica da soldati in prima linea, con la loro voglia di confronto a grugno sempre e comunque duro, i Rage Against The Machine hanno sì rappresentato uno degli ultimi fenomeni autenticamente politicizzati all’interno della musica popolare, ma hanno anche scelto di parlare a un pubblico di convertiti, riducendo il dibattito politico a una scelta manichea tra cattivi e buoni. Proponendosi al pubblico come continuatori della tradizione della sinistra movimentista, con tanto di iconografia adeguata – guardate le figure in chiaroscuro sulla copertina di questo live: non ricordano il Che nella sua posa più famosa? – i Rage hanno scelto di giocare sul terreno scivoloso della stilizzazione: dei caratteri, dei messaggi, della realtà. C’erano denuncia e rabbia e indignazione nei loro testi, ma non compassione, né umanità. Ecco perché l’eco della loro musica risuonerà più a lungo dei loro slogan.

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Voto: 7,5
Perché: ricrea l’eccitazione degli ultimi due concerti (12-13/09/2000) di una delle band più importanti degli anni 90, ma manca parte dell’impatto che ha reso grande i Rage. In contemporanea, è uscita anche l’edizione su dvd, relativa alla sola data del 13 settembre..

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