15/05/2007

Alla ricerca del talento perduto

L’hanno chiamato Creamusica. Ma non è stato il solito concorso per giovani artisti. Innanzitutto per la concretezza dei premi (ai vincitori, infatti, oltre ai sorrisi, alle strette di mano e alle gratificazioni morali è stata data la possibilità di registrare un cd che verrà distribuito in tutta Italia grazie alla catena di megastore MediaWorld).

E poi, per lo spirito dell’operazione. Differenziandosi dalle innumerevoli rassegne riservate a musicisti emergenti, Creamusica è stata una vera e propria iniziativa di scouting musicale, come sin dall’inizio l’ha voluta definire Franco Mussida, deus ex machina dell’intero progetto. Organizzata dalla Provincia di Milano in collaborazione con il Centro Professione Musica (di cui Mussida è, appunto, fondatore e presidente), Creamusica ha infatti raccolto oltre 2.000 proposte artistiche originali passate poi al vaglio di una commissione di esperti dopo essere state raggruppate in quattro categorie: “rock influence”, “pop singer”, “electronics”, “new jazz”.

Ho avuto il privilegio di seguire questa iniziativa da vicino.

Sia nelle vesti di giurato (per la categoria rock influence) sia in quelli di presentatore, insieme a Paola Maugeri, di una serata tenutasi lo scorso gennaio all’Alcatraz di Milano quando, di fronte a più di 3.000 persone, sono stati nominati i 24 artisti selezionati per la prima delle fasi finali. Infine in quelli di conduttore, insieme a Elisa Alloro, di due special televisivi andati in onda pochi giorni fa su Antenna 3 Lombardia cui hanno partecipato i 12 finalisti e nel corso dei quali sono stati proclamati i 4 vincitori.

È stata un’esperienza bella e interessante. Perché mi ha permesso, da una parte, di verificare tendenze, gusti e potenzialità di chi fa musica per passione e, dall’altra, di condividere emozioni, aspettative, sogni e realtà dei 12 finalisti. Ho così avuto modo di constatare, con piacere, una discreta varietà di stili e una notevole versatilità di approccio. Che, pur avendo creato qualche difficoltà tra i giurati, si è rivelato alla fine uno dei valori artistici più importanti tra quelli emersi in questa prima edizione di Creamusica. Vedere, infatti, che i 12 finalisti rappresentavano di fatto altrettanti mondi musicali è stato un segnale importante di non omologazione; che fa capire, se mai ci fosse ancora bisogno di ricordarlo, che la buona musica non conosce frontiere né etichette.

Ecco allora che nella categoria del new jazz (obiettivamente la più interessante e qualitativa dal punto di vista musicale) hanno convissuto il retro swing dei deliziosi Elisir (dei quali, sono certo, sentiremo presto parlare) il flauto virtuoso del web designer argentino Javier Valderrama, la chitarra ispirata di Lorenzo Frizzera, il vincitore. Accompagnato dal formidabile tablista indiano Arup Kanti Das, Frizzera non nasconde il suo amore per Pat Metheny e per una musica immaginifica piena di eleganza e fascino.

Allo stesso modo, nella categoria electronics, hanno trovato spazio il carinissimo ensemble Lsc (le cui performance erano accompagnate da un pittore che illustrava il tema di ogni canzone), il classico mago del computer E-xplosion 99, la band etno-ambient dei Pan, risultata alla fine vincitrice. Guidati dalla voce suadente della graziosa Marinella Mastrosimone e dalle qualità artistiche di Matteo Curcio i Pan (che propongono atmosfere alla Dead Can Dance) sono un’interessante sintesi di influenze diverse che passano dalla psichedelia all’elettronica, dal jazz alla musica indiana.

Le maggiori differenze stilistiche sono emerse nella categoria dei pop singer. Alla coraggiosa scelta di Dania, ragazza barese trapiantata a Milano che abbina un R&B moderno a danze e coreografie da showgirl internazionale, si sono contrapposti il rap buonista di Griffa, autentico funambolo del freestyle, o il pop melodico degli Ego, duo maschile di stampo classico il cui brano dal sapore latineggiante ha convinto i giurati. Emozionati e felicissimi, gli Ego sono in realtà un quartetto con due ragazze (l’autrice dei brani e la produttrice) che lavorano dietro le quinte. La loro coesione e il loro entusiasmo potrebbero essere i punti di forza per il futuro del gruppo.

Compatti e precisi sono stati anche due dei tre finalisti della categoria rock influence: i Reflex, classica rock band con brani cantati in inglese, e i mantovani Terzo Binario che, nonostante siano insieme da poco più di un anno, mostrano notevoli potenzialità. L’outsider della categoria è stato però il giovanissimo songwriter milanese Gianluca Perrucci, presto trasformatosi in simpatica mascotte di Creamusica. La sua proposta piuttosto semplice (chitarra acustica, voce, canzoni intimiste e testi generazionali) ha convinto la giuria. In particolare il presidente, Mauro Pagani, che produrrà il cd di Perrucci.
Già, il cd.
Anche se non più come in passato, il “disco” è ancora il sogno di musicisti e aspiranti tali. Ho però notato che tutti i 12 finalisti di Creamusica (che il Cpm ha comunque deciso di gratificare con un non previsto, ma per altro graditissimo, cd compilation) hanno mostrato un approccio equilibrato: il disco è dalla maggior parte di loro visto come punto d’arrivo (cioè documento di un’esperienza) e, al tempo stesso, punto di partenza di una carriera professionale o di nuovi sviluppi artistici.

Insomma, anche da questo punto di vista il Creamusica si è rivelata una piccola oasi felice nel tormentato mondo della musica. E ha dimostrato ancora una volta, come ha sottilineato Piero Pezzoni (che, per conto del Cpm, ha gestito operativamente tutte le fasi dell’iniziativa) che “un lavoro serio di ricerca e selezione sul campo, da veri talent scout di stampo anglo-americano, alla fine dà i suoi frutti. Ci sono tante proposte interessanti che aspettano una chance: a noi operatori il compito di scoprirle”.

A voi appassionati, quello di apprezzarle.

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