11/05/2007

L’uomo che dipingeva con la luce

Ci siamo conosciuti un paio d’anni fa, nel corso di una delle feste di compleanno del comune amico Chet Helms, di colui cioè che ancora oggi qualcuno chiama Mr. San Francisco o “il re degli hippie”.

William (Bill) Ham è una delle leggende viventi della San Francisco dei figli dei fiori. Membro originario della Family Dog, Bill è l’inventore dei light show, quei suggestivi giochi di luce artistici che hanno connotato in modo straordinario i concerti psichedelici di Avalon Ballroom e Fillmore Auditorium. La sua casa/studio vittoriana è, come una volta, ancora lì in Pine Street, nei pressi del quartiere Fillmore, un paio di isolati di distanza dal luogo in cui si trovava il quartier generale della Family Dog, la comune fondata da Luria Castell, dallo stesso Bill Ham e da Alton Kelly (che diventa famoso insieme a Stanley Mouse come grafico di poster e copertine indimenticabili).

“Nei primi anni 60”, racconta Ham, “in questa zona c’erano un po’ meno case. Ma il panorama non è cambiato granché”. E per dimostrare quello che dice, Bill ci mostra una foto che campeggia nei più importanti libri di musica e che vede schierati i membri della Family Dog, insieme a un paio di band amiche (Charlatans, Big Brother & The Holding Co. con Janis, ecc), scattata agli inizi del 1967 proprio di fronte alla sua residenza. “Mi sa che tra un po’ mi toccherà sloggiare da qui”, rivela con malinconia, “vivere a San Francisco oggi è troppo costoso per le mie tasche”.

Artista eccentrico, visionario e originalissimo, Bill Ham è nato a Greensville, Mississippi, nel 1932. Laureatosi alla facoltà di Belle Arti dell’Università di Houston nel 1954, si è trasferito a San Francisco nel 1959. “All’epoca”, ricorda, “la scena artistica più vitale e controcorrente era quella bohemien di North Beach. Ci chiamavano beatnik perché i personaggi di spicco di quella stravagante realtà erano alcuni poeti beat come Ginsberg, Ferlinghetti e McClure”.

“Ho iniziato a lavorare con le luci”, continua, “nell’autunno del 1964: in uno spaccio militare avevo recuperato un paio di episcopi e alcune lavagne luminose che servivano per illustrare le esercitazioni ai soldati. A quei tempi non conoscevo affatto il lavoro di ricerca fatto decine di anni prima da artisti europei come Hans Richter o Viking Eggeling. Ero rimasto semplicemente affascinato dalle nuove possibilità che mi offrivano queste macchine sulle cui piastre trasparenti potevo mescolare sostanze colorate ottenendo straordinari effetti di proiezione sul muro prima e su speciali schermi poi”.

Settantatré anni, barbona e capelli lunghi, bianchissimi, Bill è personaggio carismatico. Ma anche molto simpatico, piacevole e alla mano. Ci parla, tranquillamente, con una birretta in una mano e un joint acceso nell’altra (e sono solo le 11 del mattino…). Continuiamo la nostra conversazione spostandoci dal salotto nel quale giacciono ammonticchiati quadri e tele coloratissime per recarci nello studio, giù nello scantinato. “Il light show è un’arte davvero improvvisata”, ci dice mentre rimaniamo incantati di fronte a una dozzina di episcopi sistemati su due file, dietro ai quali ci sono accessori di ogni tipo. “La cosa straordinaria dei giochi di luce è che esistono solo nel momento della proiezione e non sono mai uguali a sé stessi”.

Il primo esperimento di Bill Ham coincide con la nascita della scena psichedelica di San Francisco che, paradossalmente, avviene in una tranquilla cittadina chiamata Virginia City, nel vicino stato del Nevada. Lì, nell’estate del 1965, un certo Mark Unobski si era inventato un locale, il Red Dog Saloon, ispirato al vecchio West. E, dopo aver ascoltato Mr. Tambourine Man alla radio (nella versione dei Byrds) aveva deciso che nel suo saloon si doveva suonare quella strana musica. Per questo aveva deciso di mandare a chiamare la band a San Francisco. Invece, proprio attraverso Bill che fu contattato da un emissario di Unobski, arrivarono i Charlatans di Dan Hicks e George Hunter. Ecco perché anche Ham fece parte di questa prima spedizione psichedelica.

“Dopo l’imprevedibile successo dei Charlatans al Red Dog Saloon, sono cominciati i primi concerti in città” ricorda Bill “e, dopo i Trips Festival alla Longshoremen’s Hall, con l’esplosione di Avalon Ballroom e Fillmore, tutte le band di San Francisco suonavano illuminate dai light show”. Che vanno a ritmo con la musica e diventano sempre più belli ed evocativi. Ma anche sempre più complessi.

Bill Ham fonda il Light Sound Dimension Theatre e le sue performance diventano tanto ambite quanto quelle di Jefferson Airplane o Grateful Dead.

Quando Bill ci mostra una videocassetta con le sue proiezioni rimaniamo incantati: bolle colorate si mescolano con altre formazioni luminose, con immagini in dissolvenza, sottofondi di filmati d’epoca e livelli di lettura diversificati.

Uno spettacolo straordinario.

“Ho passato alcuni anni in Europa, lavorando per musei e istituzioni culturali. Ma poi il richiamo di San Francisco è stato irresistibile. Oggi, 40 anni dopo, sono ancora qui a disegnare quadri di luce per vecchi e nuovi hippie, andando a ritmo con la musica. E a usare i miei vecchi proiettori come un pittore usa i suoi pennelli”.

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