La sua è una storia bellissima. Che dovrebbe essere d’esempio per tutti noi appassionati di musica.
Michele Minisci, 57 anni portati benissimo nel corpo e nello spirito, dal 1983 (a proposito di body and soul.) è l’anima del Naima, uno dei locali di musica più cool d’Italia. Nato in una comunità albanese in Calabria, Michele vive da diverso tempo a Forlì. Proprio in Romagna ha cominciato il suo sogno musicale.
“Erano i primi anni 80” ci racconta “e all’epoca facevo il corrispondente per L’Unità. Per divertimento, suonavo con alcuni amici. Allora ho pensato che, qualora avessimo trovato un locale in cui esibirci una volta la settimana, avremmo potuto crescere e, magari, coltivare un pubblico più consistente. E così è stato. Abbiamo preso una discoteca da un centinaio di posti e cominciato i nostri appuntamenti settimanali”.
“La nostra band” prosegue Michele “aveva due anime: una rockettara, l’altra (di cui facevo parte io) più incline a blues e jazz. Quest’ultima ha preso il sopravvento e, come conseguenza, nei nostri concerti hanno iniziato a unirsi a noi altri musicisti per divertenti jam session: eravamo diventati un punto di riferimento per gli appassionati emiliani e romagnoli. Tanto che, in quel periodo, abbiamo deciso che il nostro club doveva avere un nome. E cosa poteva esserci di meglio del titolo di un brano leggendario di John Coltrane? Così, nell’autunno del 1983, è nato il Naima”. Che, quasi da subito però, non si è limitato al jazz. “Il locale ospitava sempre i giocatori americani che militavano nella squadra di basket del Forlì. Con loro venivano mogli e fidanzate appassionate di musica, non necessariamente jazz. Anche per questo, poco per volta, abbiamo iniziato a sviluppare nuove iniziative e allargato i nostri orizzonti artistici ad altre proposte musicali in ambito rock e folk. Il salto di qualità è avvenuto quando abbiamo cominciato a organizzare rassegne e festival. Con ospiti di caratura internazionale come Chet Baker. Era la primavera del 1984 e la piccola discoteca nel centro di Forlì non era più sufficiente. Così, abbiamo organizzato l’evento in un locale più grande e da allora le cose hanno cominciato a crescere. Ma non avevamo una sede fissa”.
“Nel 1995” spiega Minisci “ho preso la decisione di rilevare il locale nei pressi della Via Emilia, attuale sede del Naima. I miei compagni di avventura non se la sono sentita di rischiare e così ho dovuto affrontare l’impresa da solo, investendo una barca di soldi per rimettere a posto il club. Ho voluto, con determinazione, mantenere una programmazione di qualità capace di spaziare tra jazz, blues, rock e canzone d’autore sempre puntando sulla qualità. Cercando di far crescere un pubblico attento, fedele e ricettivo alle nostre proposte. La scommessa ha pagato”.
Oggi, Michele ha un nuovo sogno: creare la prima Casa del Blues in Italia. “L’idea è nata un paio d’anni fa. Avevo notato un nuovo interesse per il blues e ho cominciato a pensare che sarebbe stato bello dar vita a un punto di riferimento nazionale per gli appassionati. In Italia non esiste una House Of Blues. L’uscita del progetto The Blues, la serie di documentari prodotti da Martin Scorsese, mi ha convinto della bontà dell’idea”. Così, dal prossimo ottobre 2005, il Naima – Casa del Blues sarà una realtà. “Ho previsto” ci spiega Michele Minisci “un restyling del Naima che sarà ridipinto a tinte sgargianti, con i colori solari tipici di New Orleans. Rimarranno i tavolini e l’atmosfera da music hall. Le due lunghe pareti laterali ospiteranno un disegno della Highway 61, la strada del blues che da Memphis porta a New Orleans, con le varie tappe principali: Clarksdale, Port Gibson, Nanchez, ecc. Inoltre, i muri del locale saranno riempiti dalla più grande collezione al mondo di chitarre Fender, quella dei fratelli Flavio Camorani e Vincenzo Atzori e ci sarà anche spazio, all’ingresso, per un piccolo museo di radio d’epoca”.
“La programmazione musicale” puntualizza Michele “privilegerà il blues senza rinunciare a musiche da esso derivate o a progetti artistici di qualità e spessore. Ho intenzione di promuovere stage, seminari e workshop ma anche mostre-mercato del disco da collezione o di chitarre così come concorsi per blues band e una versione blues della manifestazione, tutta al femminile, delle Cantantesse che organizzo da qualche anno: la voglio chiamare The Blues Panthers. La mia Casa del Blues presenterà anche rassegne cinematografiche a tema e proporrà cucina cajun”.
Tra tanto orgoglio, un pizzico di rammarico e un grande sogno: “Prima del Naima” tiene a precisare Minisci “qui a Forlì e in tutta la Romagna non c’era nulla. Posso dire, senza presunzione, che abbiamo saputo educare un nuovo pubblico insistendo sulla qualità delle proposte, offrendo, a volte, esclusive straordinarie per il Centro-Nord. Eppure non sempre gli enti locali ci hanno appoggiato come avrebbero dovuto. Spero in una maggiore e più proficua collaborazione nel prossimo futuro. Il mio sogno? Convincere alcune superstar italiane che si definiscono bluesman – penso a Zucchero, Pino Daniele o Edoardo Bennato – a venire a suonare da noi con un programma ad hoc. Mi auguro anche di produrre qualche cd live con alcuni dei nostri ospiti internazionali: ho delle registrazioni pazzesche e sarebbe davvero un peccato che rimanessero chiuse nei miei cassetti”.
Buona fortuna.
Per maggiori informazioni: www.naimaclub.it
