11/05/2007

Isobel Campbell & Mark Lanegan

Ballad Of The Broken Seas – V2 / Edel

L’angelo e il diavolo. Oppure, se volete metterci quel po’ d’ironia sottesa al progetto, Cappuccetto Rosso e il Lupo Cattivo. La cantante scozzese dal tono etereo e il rocker americano cui la vita ha arrochito la voce e i modi. L’ex dei Belle And Sebastian e l’ex degli Screaming Trees. I nuovi Nancy Sinatra e Lee Hazlewood. Isobel Campbell e Mark Lanegan, insomma. Assieme hanno prodotto un disco di folk-pop per lo più acustico musicato con gusto, interpretato strepitosamente, pieno zeppo di canzoni belle e affascinanti. La metodologia di lavoro usata dai due non faceva pensare a niente di buono. È un disco composto e inciso a distanza, questo, lei in Scozia e lui in California. Lei gli passava i file sonori via Internet, lui aggiungeva le parti vocali. Si sono trovati assieme solamente cinque volte (vedi intervista a pagina 38). Eppure Ballad Of The Broken Seas (nei negozi il 27 gennaio) non dà in alcun modo l’idea del disco freddo poiché inciso a distanza. Ci piace pensare che l’accoppiata funziona anche perché evoca uno dei grandi archetipi della musica popolare. Campbell e Lanegan si calano volentieri nei ruoli che le loro stesse voci impongono, salvo poi scompigliare le carte. Lei ci mette l’animo pop anni 60, la leggerezza e la melodia: l’aria. Lui aggiunge cent’anni di ballate sul dolore esistenziale, la profondità, la pensosità: la terra. Concettualmente, è un disco più di lei – che l’ha voluto, arrangiato e prodotto – che di lui. Ma è Lanegan che giganteggia con la sua voce scavata dal tempo. Johnny Cash degli anni Duemila, prende le canzoni e le ispessisce dal punto di vista emotivo. È lui il primo a entrare in scena: è un soldato col fucile in mano e in testa un sacco di pensieri sul perché la gente va in guerra, “marcia al suono del tamburo di qualcun altro” e poi muore. La canzone s’intitola Deus ibi est ed è una formidabile ballata per chitarra e contrabbasso cadenzata dal bodhran: lui recita il testo con voce che sembra venire dalle viscere della terra, lei aggiunge il ritornello in latino (la pronuncia è quel che è) che pare calato da cielo. Altrove Lanegan sceglie un registro meno spaventoso: (Do You Wanna) Come Walk With Me? è una canzone folk elementare, quasi un valzerino elegiaco sulle gioie dell’amore senza il bisogno di giuramenti di fedeltà, mentre in Honey Child What Can I Do? il cantante è addirittura inserito in un contesto sonoro misuratamente pop. Tutt’altra cosa è The False Husband. Tra i brani più riccamente orchestrati della raccolta, mette in scena il dramma della separazione tra due amanti: lui chiede con fare minaccioso dov’è finita lei col sottofondo di una chitarra elettrica vagamente twangy, lei gli risponde che è fuggita lontana in un trionfo di archi arrangiati dall’autore di musiche per cinema e tv Paul Leonard-Morgan. Il singolo scelto per lanciare l’album è la cover di Ramblin’ Man di Hank Williams, musicata citando nel ritmo e nell’arrangiamento Tom Waits, con tanto di schiocchi di frusta (sì, frusta). Favolosa: lui canta del bisogno così tipicamente maschile di fuggire, di andare comunque, di non fermarsi mai nemmeno per amore, della strada che lo chiama, mentre lei sussurra tentatrice e suadente frasi come “ho due braccia amorose per tenerti al caldo”. Un pezzo è strumentale (It’s Hard To Kill A Bad Thing), tre sono interpretati dalla sola cantante e dal suo gruppo: nell’affascinante Black Mountain Isobel si cimenta anche con violoncello e harpsichord; Saturday’s Gone è ispirata alla vita di Marianne Faithfull; Dusty Wreath si avvale del solo accompagnamento del piano. L’unico brano interamente composto da Lanegan e suonato dai suoi musicisti è Revolver, cantata all’unisono con la chanteuse. La finale The Circus Is Leaving Town è affidata al solo Lanegan, cui fa da seconda voce un organo Hammond. Uno dei picchi della raccolta è Ballad Of The Broken Seas, strepitosa ballata pianistica che ha il passo di certe cose di Nick Cave, ma in un contesto più suadente, con soli di violoncello e violino: una sorta di folk da camera. È il racconto di un uomo imprigionato in un amore che lo sta portando alla rovina. Il cantante sta “affogando nel whisky e nella birra”, il medico gli dice che ben presto affonderà in un mare di lacrime. Dovrebbe farsi forza e invece prega che il tragico epilogo arrivi presto. Finisce, insomma, che Cappuccetto Rosso si mangia il Lupo Cattivo.

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